Stefano Tacconi torna a casa a Milano un anno e mezzo dopo l’emorragia cerebrale

L’ex portiere della Juventus e della Nazionale è stato dimesso dall’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo dove ha affrontato la riabilitazione

Stefano Tacconi con il figlio Andrea e il personale dell'ospedale San Pio (foto tratta da Facebook)

Stefano Tacconi con il figlio Andrea e il personale dell'ospedale San Pio (foto tratta da Facebook)

Milano – È passato un anno e mezzo da quel 23 aprile del 2022 che ha cambiato radicalmente il destino di Stefano Tacconi, 66 anni. Ora, dopo la grave emorragia cerebrale, la terapia intensiva, gli interventi, l'ex portiere della Juventus e della Nazionale è stato dimesso ieri dall'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Si trovava qui dal 21 giugno scorso per proseguire la riabilitazione, ora verrà a Milano per un percorso di “mantenimento”. “Finalmente finisce un incubo durato quasi due anni. Ieri è stata una grande emozione vedere papà finalmente fuori dall'ospedale. Ovviamente dovrà continuare a Milano un percorso di mantenimento ma si parla di un paio d'ore a settimana”. Così su Instagram Andrea, figlio di Stefano. “Abbiamo lottato con lui fino ad oggi - aggiunge - è un traguardo di tutta la famiglia, non ci siamo mai abbattuti e ci siamo dati supporto a vicenda. Ringrazio le tantissime persone che ci sono state vicine in questo percorso”.

Prima di partire, in compagnia della moglie Laura e del figlio Andrea – riferiscono dall'ospedale voluto da San Pio – Tacconi ha incontrato tutti gli operatori dell'unità di Medicina Fisica e Riabilitativa, salutando medici, infermieri, fisioterapisti e personale sanitario. “Stefano è un uomo forte - ha spiegato il primario Domenico Intiso - ha affrontato il percorso riabilitativo con tanta tenacia. È stato da stimolo e da esempio per gli altri e i risultati si sono visti”.

“Ha colto sempre di buon grado anche il fatto che molti si avvicinassero per delle foto con lui o per scambiare due chiacchiere - ha sottolineato Michele Gravina, medico fisiatra, che lo ha conosciuto in questi mesi - Questo suo lato umano è andato sempre migliorando nel tempo. Io con lui scherzavo molto sulle nostre differenti fedi calcistiche. Mi diceva sempre col sorriso: 'A me che sono juventino proprio un medico interista doveva capitarmi’”. Laura Speranza, moglie di Stefano, ha ringraziato l'intero ospedale Casa Sollievo. “Ringrazio tutti, i medici, i fisioterapisti, gli infermieri, gli operatori sociosanitari e i religiosi che ci sono sempre stati sempre vicini. Stefano tornerà a casa a Milano dove proseguirà la riabilitazione. Ma ci torna con una grande carica emotiva e fisica. A San Giovanni Rotondo abbiamo trovato veramente un mondo di emozioni, di aiuto, di forza. Sia da parte della scienza, sia da parte della fede, con Padre Pio, al quale, come sapete, siamo sempre stati molto devoti. Torniamo a Milano con tutto questo nel cuore e nella mente”.