SIMONA BALLATORE
Cronaca

Statale, gettone d’oro ai consiglieri

Indennità scongelate: da 4 a 27mila euro. Sei anni dopo riesplode il caso

Enrico Decleva

Enrico Decleva

Milano, 5 luglio 2018 - Lievita il “gettone” per i consiglieri di amministrazione della Statale di Milano: passa da 4.078,72 euro lordi all’anno a 27.084,84. La decisione - nella fase di “traghettamento” fra il rettorato di Gianluca Vago e quello di Elio Franzini, eletto una settimana fa - in realtà è stata votata nel 2012. A far scoppiare il caso è la lista Unisì, che al termine dell’ultima seduta si scaglia contro l’impennata: «Malgrado sia la naturale conseguenza della fine del blocco dei costi degli apparati amministrativi, riteniamo inopportuno tale adeguamento soprattutto perché nelle stesse settimane Regione Lombardia ha manifestato l’intenzione della riduzione del finanziamento per l’erogazione delle borse di studio, con il rischio che la stessa Università degli Studi non riesca a coprire, contrariamente a quanto fatto negli ultimi anni, le mancanze della Regione». Il rappresentante degli studenti in Cda, Manuel Tropenscovino, si è astenuto e da UniSì promettono: «Cercheremo di utilizzare i compensi che lui stesso riceverà nei prossimi mesi in iniziative rivolte a favore delle studentesse e degli studenti».

Dall'ateneo fanno sapere però che «è una previsione del nostro Statuto. Abbiamo più volte ricordato che ciascun consigliere è ovviamente libero di accettare o modificare la propria quota, e che il Cda ha invitato il nuovo Senato a intervenire per eventuali modifiche dello Statuto stesso». La vicenda risale all’epoca di Enrico Decleva rettore: era stata prevista una revisione dello statuto, per adeguarsi alla Legge Gelmini del 2010, per cui l’indennità del Cda veniva messa in percentuale rispetto a quella del rettore, stabilendo fosse del 25%. Questo comportò un’impennata (già ai tempi l’indennità del rettore era sui 100mila euro annui) che però rimase sulla carta, venne di fatto congelata col governo Monti. Non solo, ci fu un taglio. Alla fine del 2017, col governo Gentiloni, lo “scongelamento” del vincolo. Il Cda si trova così ad applicare lo Statuto, anche per evitare ricorsi, mettendo i 27mila euro come “tetto”: ai consiglieri il potere di non accettare o rimodulare la cifra. Compito del futuro Senato accademico - che di fatto si metterà al lavoro in autunno - decidere se modificare o meno lo Statuto.

«È chiaro che, in quanto studenti, oggi staremmo festeggiando se questi soldi fossero stati investiti in borse di studio – sottolinea Riccardo Rogliani, della lista UniLab –. Ciò però non ci impedisce di riconoscere la necessità di questa spesa. Se si ritiene che la Statale debba essere amministrata da professionisti capaci e meritevoli, con profili di altissimo livello, allora non si può pensare di non pagarli. La Statale si merita personalità che nel privato verrebbero pagate ben più di 27mila euro l’anno. Se poi ci aggiungiamo l’impegno, le responsabilità e le incompatibilità legali che comporta la nomina a membro del Cda di un’istituzione pubblica, allora questo compenso non sembra più così alto». «Ci troviamo ad avere a che fare con un vincolo di legge che è venuto meno e che impone di applicare la norma di Statuto dell’università – ribadisce Andrea Ceriani, presidente di Obiettivo Studenti –. Venendo meno il vincolo l’emolumento aumenta non per scelta dei consiglieri. Il fatto che noi studenti siamo favorevoli alla delibera non significa non essere d’accordo col fatto che sia il senato a modificare la norma, non è competenza nostra. I soldi che vengono affidati al Cda non sono quelli destinati a borse di studio, non si va a ledere il diritto di altri componenti dell’amministrazione e soprattutto degli studenti». Sei anni dopo, la discussione si riaccende.

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