
Parsi I piccoli criminali, le cui azioni distruttive, e perfino letali, oggi più che mai crescono a dismisura anche con...
Parsi
I piccoli criminali, le cui azioni distruttive, e perfino letali, oggi più che mai crescono a dismisura anche con il sostegno del mondo virtuale. In realtà, temono profondamente il crimine. Ma, proprio come la Sindrome di Stoccolma, per paura, rabbia, impotenza, desiderio di vendetta, si alleano con le peggiori forme del Male che temono. E che trasformano nella violenza da infliggere a chi è più fragile. Sono queste le principali motivazioni, le spinte illegali e discriminatorie su cui affondano le radici le baby gang che, anche nel nostro Paese stanno diventando un “fenomeno di microcriminalità organizzata”. Laddove queste bande giovanili che appestano non soltanto i territori malsani e disgreganti delle periferie ma anche luoghi e quartieri nient’affatto periferici, costituiscono lo “specchietto di tornasole” della pervasività con la quale gli adulti danno loro l’esempio degli abusi, delle violenze alle donne, dello sfruttamento dei più deboli, delle guerre. Come dire che sono molti gli adulti , “eroi negativi”, che sono esaltati e si esaltano nell’agire criminale, a dare ai minori la maschera penosa e pericolosa armatura del guerriero, del terrorista, dello sfruttatore invece che di mostrare loro come si possa crescere e trovare la propria collocazione nella vita rispettando e facendo rispettare se stessi e gli altri mediante l’ascolto, il dialogo, la formazione, la tolleranza, l’empatia. Così, le baby gang non conoscono né desiderano conoscere quello che Giovanni Bollea definiva “la triade”. Ovvero “la Legge del Padre”. Ma, al contrario, aspirano ad evaderla perché non si sentono considerati e guidati a rispettarla. E, in quel vuoto adottano la legge del più forte, del soprafattore, alla maniera del “Il Signore delle mosche”. Laddove, nel romanzo, si racconta di un gruppo di adolescenti che, rimasti soli dopo un naufragio su un’isola, provano a convivere in assenza di adulti. Ma, alla fine, si trasformano in una sorta di “baby gang” eleggendo come loro capo il ragazzo più aggressivo. E sarà costui a guidarli nel tentare di far fuori i migliori e i più fragili.