Verso la Prima della Scala. Meyer e il “caso maschere”: mi spiace se si sono sentiti offesi, li incontrerò

Polemica in teatro dopo le parole del sovrintendente sul personale di sala, che chiede contratti più lunghi. Il confronto avverrà prima del Don Carlo

Maschere alla Primina della Scala

Maschere alla Primina della Scala

Milano – Non c’è Prima della Scala senza una polemica ad agitarne la vigilia. E il 2023 non sfugge a questa tradizione, anche se un incontro si spera chiarificatore prima del Don Carlo potrebbe chiudere la querelle a poche ore dal red carpet di Sant’Ambrogio. Ecco l’antefatto. Domenica pomeriggio, in occasione della Primina riservata agli under 30, una delegazione di ex maschere del Piermarini ha protestato contro la politica scaligera dei contratti intermittenti al personale di sala che lascia a casa gli studenti-lavoratori dopo un anno e che ha costretto tanti nel recentissimo passato a rivolgersi al giudice. Quella sera, un servizio tv della Rai ha dato conto anche della posizione del sovrintendente, sintetizzando così il suo pensiero: i contratti sono brevi per problemi passati, maschere di lungo corso sono diventate bagarini.

Il manager faceva riferimento a un episodio risalente a più di vent’anni fa, che lo ha visto come diretto protagonista: all’epoca, una maschera gli propose di accomodarsi in un palco del primo ordine in cambio di denaro. Le frasi di Meyer hanno innescato la reazione delle maschere di ieri e di oggi e dei sindacati che le rappresentano, che hanno contestato sia l’accusa di "bagarinaggio" sia il ragionamento che fa discendere da quel fantomatico rischio la scelta del tipo di assunzione, sì risalente alle gestioni precedenti ma mai modificata.

"Sono estremamente spiacente se le cose che ho detto hanno offeso il personale di sala, il cui lavoro apprezzo moltissimo", fa sapere Meyer al Giorno, precisando che le sue parole si riferivano a un episodio da contestualizzare in una situazione di oltre vent’anni fa. Detto questo, "incontrerò le maschere il 7 ( domani, ndr) in modo non formale, aperto ad ascoltare quello che hanno da dire". Un’apertura che non basta a Paolo Puglisi, delegato Slc-Cgil Milano: "Deve smentire la frase che collega l’episodio al tipo di contratto – attacca – perché quelle parole fanno pensare che chi resta a lungo in teatro diventi un bagarino". Sulla stessa linea la Cisl, che in un comunicato ha chiesto a Meyer di chiarire la sua posizione. Anche della questione maschere si parlerà in un incontro sindacale in programma il 13 dicembre: la Cgil riproporrà ancora una volta la soluzione che auspica da anni, vale a dire contratti per studenti che coprano l’intero ciclo universitario, così da offrire ai giovani un’entrata sicura e duratura e al teatro la presenza di personale di sala preparato, da impiegare a rotazione prima, durante e dopo gli spettacoli.

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