Bingo e sale slot sconfitti dal Comune di Milano: “I divieti combattono la ludopatia”

Il Consiglio di Stato boccia i ricorsi di tre società del gioco d’azzardo contro l’ordinanza del 2014 della Giunta Pisapia che impone lo stop alle puntate dalle 12 alle 18 e dopo le 23

Una sala slot machine (Archivio)

Una sala slot machine (Archivio)

Milano – Sono passati quasi 10 anni dall’ordinanza della Giunta Pisapia che nell’ottobre 2014 ha fissato nuovi paletti per le sale giochi. Uno in particolare: niente scommesse né puntate alle slot machine tra le 12 e le 18 e tra le 23 e le 9 del mattino successivo. Sedici ore “game free” per arginare il fenomeno sempre più preoccupante della ludopatia, con la finestra pomeridiana inserita apposta per tutelare giovani e anziani.

I ricorsi delle tre società

Ora tre sentenze-fotocopia del Consiglio di Stato informano che alcune società del settore hanno portato avanti una lunga battaglia legale contro i divieti, perdendola in via definitiva dopo un decennio. Una delle aziende, la Hbg Entertainment srl, è titolare di una concessione per il Bingo di viale Jenner, mentre le altre due, Fec e Aog, gestiscono sale pubbliche da gioco tra via Washington e viale Sarca. Dopo essere stati sconfitti al Tar nel 2019, i ricorrenti hanno tentato il ribaltone in secondo grado.

La tesi della discriminazione 

Per quanto riguarda Hbg, i legali hanno parlato di difetto di istruttoria da parte del Comune, che non avrebbe portato "prove" scientifiche dell’utilità del provvedimento contro il gioco d’azzardo patologico. In questo modo, la tesi, Palazzo Marino avrebbe generato "un effetto discriminatorio che andrebbe a compromettere l’omogeneità del trattamento riservato ai diversi canali di distribuzione e alle diverse tipologie di gioco lecito". Detto altrimenti: "Vi sarebbe una discriminazione tra il canale di distribuzione fisico e quello con distribuzione online, nonché quello tra i vari giochi leciti" come "lotterie istantanee, totocalcio, lotto, Superenalotto, 10 e lotto e gratta e vinci”.

Gioco illegale

E ancora: "Nel limitare l’accesso ai giochi leciti, le ordinanze favorirebbero la diffusione del gioco illegale". Non basta: per Hbg, la stretta avrebbe "in maniera incongrua e arbitraria annichilito l’iniziativa economica degli operatori del gioco legale". In che modo? "La disposta chiusura delle sale da gioco dalle 12 alle 18 e dalle 23 alle 9 determinerebbe un abbattimento dei ricavi di oltre il 60%".

Il Consiglio di Stato

Una linea bocciata in toto da Palazzo Spada. Con una premessa: "La previsione di una limitazione oraria mira inequivocabilmente a contrastare il fenomeno della ludopatia, inteso come disturbo psichico che induce l’individuo a concentrare ogni suo interesse sul gioco, in maniera ossessiva e compulsiva, con ovvie ricadute sul piano familiare e professionale, nonché con l’innegabile dispersione del patrimonio personale".

Principio di proporzionalità

Detto questo, i giudici hanno ritenuto che il Comune abbia correttamente applicato il principio di proporzionalità tra gli interessi in gioco da tutelare (quello delle imprese a massimizzare investimenti e profitti e quello della salute pubblica), portando a sostegno gli allarmanti dati 2010-2013 dei Sert del Dipartimento dipendenze dell’Ats (aumento del 40% annuo delle persone affette da patologia da gioco d’azzardo e bacino potenziale di 2.500 pazienti).

L’intero territorio comunale

Ultima nota per la "lamentata assenza di un’analisi dettagliata delle singole zone territoriali": per il collegio presieduto da Giovanni Sabbato, non è "irragionevole la valutazione secondo la quale il contrasto al fenomeno deve investire l’intero territorio comunale, obiettivo che potrebbe essere pregiudicato dalla distinzione per zone, vista anche l’ampia mobilità cha connota le grandi aggregazioni urbane". Conclusione: i divieti restano, rafforzati da sentenze che paiono essere un argine giurisprudenziale ora difficilmente da superare da altri ricorsi simili.

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