Real Carugate, la regola del mister: "Chi bestemmia paga la mini-multa"

Milano, il tecnico Andrea Latorre: "Da gennaio due euro per chi non rispetta la norma, i soldi vanno in beneficenza"

La “rosa" intera del Real Carugate

La “rosa" intera del Real Carugate

«Se c’è una cosa che non sopporto, nella vita di tutti i giorni ma anche su un campo di pallone, è la volgarità. Che spesso sconfina nell’ignoranza vera e propria. Perciò da allenatore di una squadra dilettantistica ho detto ai miei calciatori: ora basta, chi bestemmia paga. Non solo in partita ma anche in allenamento". Le regole di buona educazione imposte dal “mister“ fanno già notizia di questi tempi in cui sul terreno di gioco (a qualsiasi livello) si vede e si sente di tutto. Andrea Latorre 49 anni, ha un’esperienza ventennale in panchina: dalla Prima categoria in giù, campionati giovanili compresi, di campo ne ha fatto tanto. Adesso guida il Real Carugate, formazione di Terza Categoria (girone A Monza e Brianza): i risultati sono più che buoni ("Siamo terzi in classifica a -4 dalla prima, l’obiettivo è arrivare in alto"), ma il suo piccolo scudetto il tecnico l’ha già vinto, quella civiltà. "A gennaio ho aggiunto un’altra regola nello spogliatoio, oltre a quelle riguardanti ritardi, ammonizioni stupide e comportamenti inadeguati: multa simbolica di 2 euro per chi bestemmia. Nessuno si è opposto. La squadra ha un’età media di 24-25 anni, i più piccoli sono del 2004. Prima la sanzione era diversa, un giro di campo. Evidentemente non bastava, anche se soprattutto ai più giovani 3-5 giri di campo danno fastidio".

Buona educazione che in questo caso fa rima con nobile causa. Perché il salvadanaio del Real Carugate andrà poi in beneficenza: "Proprio così. Tutte le multe sono destinate all’organizzazione di volontariato Ewe Mama, che ha sede a Varese. E’ un’associazione che lavora al fianco dei francescani per missioni in Uganda, grazie a Giorgio e Marta Scarpioni, i soci fondatori". Il dubbio però viene spontaneo. Magari i calciatori hanno un animo buono, e quindi le sanzioni paradossalmente sono aumentate: "Devo dire che per fortuna, invece, i giocatori sono più attenti, e prima di tirare in ballo santi e madonne ci pensano. Ma la raccolta fondi prosegue, a fine stagione raddoppierò io la somma. Tutto ciò arricchisce di valori la nostra squadra. Anche perché questa non è l’unica iniziativa: ogni mese viene premiato il giocatore che si è maggiormente distinto, non solo sul campo. Di solito con quei 50 euro paga da bere a tutti".

Resta però il fastidio e il dispiacere per quelle bestemmie che troppo di frequente si sentono in campo: "Non le tollero perché capisci quanto sia ignorante e maleducata la gente. E poi dai 12 anni in su è pazzesco, un malcostume che riguarda anche le ragazzine, per quel che vedo nella vita di tutti i giorni. Purtroppo i più piccoli per assurdo imitano i più grandi e così si sentono piu uomini. Anche bestemmiando. Io ho capito che da noi qualcuno per abitudine la bestemmia ce l’ha in bocca e ci casca, perciò noi allenatori dobbiamio farci sentire. Spero di non essere l’unico a mettere certe regole, però vi assicuro che funzionano".

Anche perché la squadra va allenata pure da questo punto di vista: "Verissimo, un arbitro fiscale ti dà il rosso, e nel mio campionato succede. Però in generale i nostri “fischietti“ sono troppo tolleranti. In una partita solo il 20% delle bestemmie viene punito. Le scuse di chi dovrebbe decidere sono sempre le stesse: “Non ho visto, non ho sentito, non ho capito, chi l’ha detta...“. Ma il regolamento parla chiaro". E più assurde sono le giustificazioni dei calciatori: "Sostengono che è un intercalare come un altro, c’è chi dice che non è credente altri affermano di non averci pensato. Per me è soprattutto mancanza di buona educazione e di cultura sportiva in un mondo molto materiale e poco spirituale".

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