“Colpo perfetto”alla Bpm, il precedente e i dubbi sull’accento del Sud: i dettagli della rapina che ha scioccato Milano

Piazza Salgari, i quattro rapinatori sono entrati dall’ex pizzeria di fianco. Gli ostaggi legati con le fascette: "Avevano inflessione campana e siciliana"

MILANO – Un piccolo foro nel muro, giusto lo spazio per farci passare una persona. O meglio, quattro persone, una dopo l’altra. I rapinatori che ieri mattina hanno svaligiato la filiale del Banco Bpm di piazza Salgari, in zona Calvairate, sono entrati da lì, dopo aver forzato la saracinesca dell’ex punto vendita chiuso da tempo di Domino’s Pizza.

Nella notte, i componenti della banda si sono ritrovati all’interno dell’istituto di credito e hanno atteso per ore l’arrivo dei primi dipendenti. Poi, attorno alle 9, impiegati e funzionari sono stati sorpresi dai banditi e costretti a mettersi in un angolo e a consegnare i cellulari, sotto la minaccia di un’arma che però non sarebbe mai stata mostrata. Due di loro, gli unici rimasti inizialmente liberi dalle fascette da elettricista che bloccano polsi e caviglie dei colleghi, sono stati costretti ad aprire la cassaforte e a fare strada agli sconosciuti, che sono scappati con un bottino di circa 160mila euro. Probabilmente, prima di andare via, i rapinatori hanno nuovamente intimidito i presenti, ordinando loro di attendere un determinato numero di minuti prima di uscire.

La chiamata al 112 è arrivata alle 10 e ha generato l’immediato intervento degli agenti delle Volanti, poi affiancati dalle tute bianche della Scientifica e dai colleghi dell’Antirapine della Squadra mobile, guidati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Francesco Federico. È partita in quel momento un’indagine che seguirà un copione standard, che nel recente passato ha portato i segugi di via Fatebenefratelli a risolvere casi analoghi. Si parte dalle testimonianze degli ostaggi, che avrebbero parlato di italiani con inflessioni campana e siciliana, anche su questo punto ci sono due precisazioni da aggiungere. La prima: di frequente, le persone che vengono coinvolte loro malgrado in situazioni del genere possono avere ricordi confusi, tanto che quasi sempre vengono risentite in un secondo momento per informazioni più precise. La seconda: il modo di parlare potrebbe essere anche stato modificato ad arte dai banditi per depistare gli investigatori e indirizzarli verso una pista sbagliata. In ogni caso, gli accertamenti si concentreranno innanzitutto sulle celle telefoniche che coprono la zona: è vero che si tratta verosimilmente di criminali esperti e che di conseguenza non avranno portato con loro i telefoni, lasciandoli spenti chissà dove; d’altro canto, però, le verifiche si estenderanno anche ai giorni precedenti, visto che un colpo così chirurgico avrà richiesto diversi sopralluoghi in piazza Salgari e dintorni per controllare gli ingressi della banca, per verificare gli orari di apertura e chiusura e per monitorare le abitudini di chi ci lavora tutti i giorni.

L’ultimo precedente paragonabile risale al 3 novembre 2020, quando sette rapinatori arrivarono dalle fogne sotto la Credit Agricole di piazza Ascoli e riuscirono a entrarci di notte facendo un buco nel pavimento. Poi il commando aveva costretto il direttore della filiale ad aprire il caveau: decine di cassette di sicurezza vennero svuotate, per un bottino vicino al milione d i euro. Solo l’allarme di una dipendente evitò che i banditi potessero aspettare l’apertura della cassa temporizzata per incrementare ulteriormente il malloppo. Sei mesi dopo, la Mobile chiuse il cerchio, partendo dall’utenza telefonica del "palo" che faceva la ronda in macchina in viale Abruzzi per monitorare l’eventuale presenza di forze dell’ordine.

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