Predoni del lusso tra vini e diamanti. Colpi da 420mila euro, poi il fermo

Smantellata dalla Mobile una banda di balcanici. I raid al Four Seasons, in due gioiellerie e alla Rinascente

Predoni del lusso tra vini e diamanti. Colpi da 420mila euro, poi il fermo
Predoni del lusso tra vini e diamanti. Colpi da 420mila euro, poi il fermo

Bastava un attimo di distrazione per entrare in azione: una domanda alla commessa indaffarata; un caffè al bar dell’albergo; una manovra fulminea per staccare l’antitaccheggio e sparire con tre litri di Dom Perignon. I professionisti del furto puntavano sempre al bersaglio grosso, tanto che in appena quattro colpi sono riusciti a mettere insieme un bottino superiore a 400mila euro, prendendo di mira hotel e boutique del centro. Due dei quattro presunti componenti della banda di ladri balcanini, il cinquantaduenne montenegrino Miljan Kandic e il settantaduenne serbo Momir Radovic, sono stati fermati dagli agenti dell’Antirapine della Squadra mobile e portati in carcere, in esecuzione del provvedimento firmato dal pm Giulia Floris; gli altri due sono stati denunciati.

L’indagine parte la sera del 27 ottobre, quando i dipendenti di Pomellato in via Monte Napoleone segnalano il furto di una collana in oro rosa 18 carati e diamanti da 123mila euro: agli specialisti di via Fatebenefratelli, coordinati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Francesco Federico, raccontano che sono entrati in due, che il primo è rimasto davanti a un espositore mentre il secondo si è allontanato verso una sala interna, portando via il gioiello da un vassoio. I poliziotti visionano le immagini delle telecamere e dal loro personalissimo "archivio facce", accumulato in anni e anni di indagini, tirano fuori una vecchia conoscenza, il montenegrino P.D. Basta un controllo in banca dati per scoprire che l’uomo alloggerà fino al 31 in un bed&breakfast di Cinisello Balsamo: i poliziotti ci vanno la sera stessa per un sopralluogo, pronti a entrare in azione qualche ora dopo. Quando entrano nella stanza con il titolare, di P.D. non c’è più traccia: la finestra aperta e i vestiti lasciati in camera dicono che è scappato dal tetto durante la notte. Il 29, la gang torna a colpire, al Four Seasons di via Gesù: gli occhi elettronici a guardia delle vetrine della preziosa cantina hanno immortalato due estranei, uno dei quali ha forzato uno dei pistoncini azionabili solo con una chiave di sicurezza e ha tirato fuori dieci bottiglie di Romanee Conti. Prezzo di vendita: 20mila euro l’una, per un ammanco complessivo di 200mila euro. I fotogrammi confermano la presenza di P.D. e di un secondo uomo, riconoscibile per la presenza di un neo sotto l’occhio sinistro. Altro furto il 5 novembre: sono in tre nella hall dell’hotel Casa Baglioni di via dei Giardini. In due prendono caffè e grappa al bancone, pagando con una banconota da 20 euro: parlano francese, ma hanno un accento dell’Est Europa. Mentre il barista si sposta alla cassa per lo scontrino, uno di loro si avvicina a una teca espositiva della gioielleria interna "Gismondi 1754" e ruba una collana d’oro e diamanti da 100mila euro.

Scatta subito l’allarme, ma il ladro e i complici riescono a sparire nel nulla. Le telecamere danno una mano alla polizia: oltre a P.D., ci sono l’uomo col neo e Radovic, il cui volto, ripreso in primo piano all’ingresso alla fermata Turati del metrò, trova un nome grazie al sistema di riconoscimento facciale Sari. Seguendo le tracce di P.D., che nel frattempo si è fatto spedire le valigie lasciate al b&b in un altro albergo, i poliziotti risalgono al settantaduenne serbo, scoprendo che è un habituè di due bar di via Scarlatti e via Settembrini, in zona Centrale. Da lui si arriva pure al terzo uomo col neo, l’autore materiale dei raid: è Kandic, controllato il 15 novembre con Radovic su una Peugeot 508 su un’autostrada tedesca. Il 6 dicembre, l’ultimo blitz, nella cantinetta del settimo piano Food della Rinascente: i dipendenti si accorgono solo il giorno dopo dell’ammanco di una bottiglia di Champagne da 3.200 euro. Stavolta hanno colpito Radovic e Z.M., il secondo denunciato a piede libero.

Le indagini arrivano alla stretta finale, anche perché i sistemi di monitoraggio certificano il ritorno di Kandic il 19 dicembre: "È del tutto verosimile – scrive il pm – che il reingresso in Italia sia finalizzato alla commissione di ulteriori furti, con l’intenzione di allontanarsi nuovamente dal territorio dello Stato con il complice Radovic, come già accaduto in passato, immediatamente dopo aver commesso altri furti di ingente valore (solitamente concentrati nel giro di pochi giorni), sia al fine di far perdere le proprie tracce sia per eludere eventuali provvedimenti restrittivi". Da qui la scelta di bloccarli.

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