NICOLA PALMA
Cronaca

Da corso Como all’Isola: ecco come il clan dei Piromalli si è preso i locali della movida di Milano

Blitz della Dda: 14 in manette, tra loro Salvatore Giacobbe e il nipote del capo clan Facciazza. Le mire sui ristoranti e gli affari d’oro al Mercato Comunale Isola: "In sei mesi 246mila euro"

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Milano, 16 aprile 2024 – “Ti chiamo per conto dell’amico di Gioia, hai capito chi è?". È il 10 ottobre 2019, a parlare è Salvatore Giacobbe, capo della locale di Agrate-Pessano trapiantato in zona Centrale dopo la scarcerazione. Il pluripregiudicato settantaduenne, affiliato alla ’ndrangheta con la dote del "Vangelo" secondo il collaboratore di giustizia Luciano Nocera, ha appena incontrato nel solito bar di piazza De Lellis Girolamo "Momo" Piromalli, nipote di secondo grado del boss "Facciazza", e il braccio destro Agostino Cappellaccio, alla continua ricerca di locali in crisi da rilevare a prezzo di saldo. Ci è riuscito qualche mese prima con il Dom Cafè di corso Como, ma due mesi dopo è arrivata l’interdittiva antimafia della Prefettura per i legami tra la vecchia proprietà e i Barbaro-Papalia.

“Il Ciccione”, così lo chiamano le teste di legno costrette a prendere ordini rischiando cause e crac finanziari, è imbufalito: rivuole indietro i 7.300 euro anticipati per l’affitto al gestore fittizio, ma quest’ultimo finisce in cella per una condanna definitiva per furto. E allora il debito passa al mediatore dell’affare, che all’improvviso si ritrova a trattare con Giacobbe, assoldato da Piromalli per il recupero crediti: "Gliel’ho detto: non mi interessa! – riferisce il boss al fidato Giovanni Caridi –. Ora quando vieni tu... tu ora mi dici così... “se no”... ti dico questo: se passi lì dal locale quanto è? Cinque... quattro... tutti i giorni, tutti i giorni, passano lì e si prendono i soldi". In realtà, lui avrebbe altre idee per risolvere la questione: "Gli ho detto che andava sotterrato, non per i soldi", bensì per "il grave affronto alla cosca". All’alba di ieri, Giacobbe, Caridi, Piromalli, Cappellaccio e altri dieci sono finiti in carcere, a valle dell’inchiesta dei finanzieri del Gico e degli agenti della polizia locale coordinati dal pm della Direzione distrettuale antimafia Silvia Bonardi.

Gli atti dell’indagine, condensati nell’ordinanza di 647 pagine firmata dal gip Sonia Mancini, raccontano delle mire dell’alleanza Giacobbe-Piromalli su diverse attività economiche.

Nel marzo 2019, ad esempio, Cappellaccio acquisisce una sala scommesse in viale Espinasse, intestandola alla moglie di un ex coimputato di "Momo" in un processo a Reggio Calabria: il "Ciccione" dice a un amico di averlo preso per sistemare un uomo di fiducia dell’organizzazione criminale, tenendo per sé il 10%. Tra gennaio e aprile del 2020, il trentottenne, che tra il 2016 e il 2022 ha dichiarato redditi complessivi per appena 17.408,22 euro, mette nel mirino un ristorante di via Parini, a due passi dal Fatebenefratelli: il 4 febbraio, è Piromalli in persona a ispezionare il locale con una valigetta di pelle in mano, per poi spostarsi in via Fiamma, dove c’è un’altra trattoria che interessa alla ’ndrina. Nonostante le restrizioni anti-contagi e il nervosismo generato dalle chiusure causa Covid, Cappellaccio mette le mani pure su un altro locale di via Galilei, facendo da paciere a modo suo tra i soci ("Se tu te la prendi con la società, te la stai prendendo con me").

Finita? No, perché a inizio 2024 i militari scoprono che l’emissario di "Momo" si è sostanzialmente impadronito del Mercato Comunale Isola (e di un bar nella vicina via Borsieri), come sbandiererà ai ghisa durante un controllo del 30 gennaio. Le sue generalità non compaiono mai nei documenti ufficiali, sostituite da quelle dei prestanome che hanno sottoscritto coi concessionari i contratti di locazione per Piscarius srl, La Piscarius srl, Masseria srl e La Masseria srl (società sequestrate d’urgenza dalla Procura); eppure l’allarme della struttura di piazza Lagosta è collegato al suo telefono. I guadagni sono altissimi (anche perché Cappellaccio non paga gli affitti), come emerge dalle intercettazioni: "Compà, ma tu vuoi sapere una cosa? Dal primo di ottobre ho fatto le foto, ora, dal primo di ottobre fino al 5 di aprile sai quanto ha fatturato la pescheria? Compà, che dice che non ha mai soldi... 246mila euro! 246! Quindi fai ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo, sono sei mesi ok? Sei mesi pure che caccia... fai finta che... 146 sono tra spese così, di qua e là, fai pure 166 compà! Ne sono rimasti 80 puliti! 80 in sei mesi lo sai che vuol dire? Che sono più di 10mila euro al mese".

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