Milano, 4 settembre 2017 - Giuseppe Sala da un lato, Matteo Salvini dall’altro. Da sinistra a destra è fuoco incrociato contro il Tar. Sia il sindaco sia il segretario federale della Lega Nord contestano il fatto che possa e debba essere il tribunale amministrativo regionale a decidere sull’opportunità del numero chiuso nelle facoltà universitarie. Il riferimento è, come ovvio, al caso dell’Università Statale di Milano e alla bocciatura da parte dei giudici amministrativi del Lazio dell’introduzione del numero chiuso nelle facoltà umanistiche dell’ateneo di via Festa del Perdono, introdotto dal rettore Gianluca Vago. Il numero chiuso era stato previsto, per l’esattezza, nelle facoltà di Lettere, Filosofia, Storia, Beni Culturali e Geografia. Ma il Tar laziale ha accolto il ricorso presentato dall’Udu (Unione degli studenti) perché la scarsa disponibilità di docenti non rientra tra le cause previste dalla legge per introdurre il numero chiuso. E, seconda motivazione, le facoltà umanistiche non rientrano nell’elenco delle facoltà per le quali la stessa legge consente di regolamentare l’accesso.

Già sabato era intervenuta Valeria Fedeli: «Stiamo cercando di verificare la sentenza – ha fatto sapere il ministro dell’Istruzione –. Si tratta di capire se è stata l’università di Milano che ha interpretato la legge e i decreti attuativi in modo troppo restrittivo, e quindi è tema che riguarda solo la Statale di Milano, la sua autonomia, il suo modo di comportarsi dentro le regole, o se invece quella sentenza del Tar ci pone temi che riguardano gli strumenti utilizzati di attuazione della legge generale sull’università». Ierui è stata la volta del primo cittadino che a domanda diretta risponde: «Obiettivamente che su temi del genere, alla fine, decida il Tar, è una cosa italiana, che non possiamo che accettare». Una «cosa italiana» che suona come un’anomalia italiana.

«Io – continua Sala – penso che non ci possa essere un’unica soluzione. È difficile dire che è sbagliato il numero chiuso o che è giusto. Bisogna anche un po’ contestualizzare rispetto alle realtà. In alcuni contesti, magari, avrebbe anche senso, anche se di base sono per la massima apertura. Poi, bisogna vedere caso per caso». Più netto Salvini: «Non esiste che un Tar intervenga sulla libera scelta di una università Statale – scandisce il segretario della Lega Nord –. Occorre programmazione, anche a costo di scontentare qualcuno». Come noto, Vago ha già annunciato che si opporrà alla sentenza del tribunale amministrativo impugnandola al Consiglio di Stato. Il caso non è ancora chiuso. Non sono escluse sorprese.