Vigile Nicolò Savarino ucciso, assolto passeggero del Suv: "Abbiamo perso ogni speranza"

La rabbia del fratello: sentenza d’appello già scritta, abbiamo fatto bene a uscire dal processo. Il Comune dovrà pagare le spese processuali. Stizanin, detenuto in Serbia, presto tornerà libero

Da sinistra Carmelo Savarino e il fratello Nicolò, ucciso nel 2012

Da sinistra Carmelo Savarino e il fratello Nicolò, ucciso nel 2012

Milano - «Era una sentenza già scritta, ormai abbiamo perso ogni speranza di avere giustizia". Carmelo Savarino, fratello di Nicolò Savarino, l’agente della Polizia locale di Milano che il 12 gennaio 2012 fu travolto e ucciso da un Suv mentre era impegnato in un controllo di routine in via Varè, zona Bovisa, esprime tutta la sua amarezza dopo che ieri la Corte d’Assise d’Appello ha confermato l’assoluzione di Milos Stizanin dall’accusa di concorso in omicidio volontario. Savarino nelle scorse udienze aveva scelto di revocare la costituzione come parte civile, rinunciando quindi a coltivare la richiesta di risarcimento danni in sede penale, perché "stanco" e "deluso" dopo una vicenda giudiziaria che si trascina da dieci anni.

«L’assoluzione dimostra che ho fatto bene a ritirarmi dal processo – spiega – altrimenti mi sarei pure trovato a dover pagare le spese. Mio fratello è morto mentre faceva il suo dovere e non è stato protetto dallo Stato – prosegue – è stato ucciso da ognuna delle sentenze emesse. Noi abbiamo rinunciato alla speranza di avere giustizia, non possiamo fare altro che ricordare la sua figura assieme ai colleghi e ai milanesi". Stizanin, attualmente detenuto in Serbia per droga, presto potrebbe essere scarcerato, anche per effetto della sentenza di assoluzione. Quel giorno era a bordo del mezzo guidato da Remi Nikolic, all’epoca minorenne, che ha già scontato una condanna per omicidio volontario a 9 anni e 8 mesi di carcere e ora si trova ai domiciliari dopo aver patteggiato 3 anni e 2 mesi per furti commessi una volta tornato in libertà. Stizanin è finito al centro di una tortuosa vicenda giudiziaria. Inizialmente fu processato per favoreggiamento. Poi l’accusa fu riqualificata in concorso in omicidio, con la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a oltre 7 anni dall’episodio, innescando un nuovo iter processuale. Il 6 luglio del 2020 fu assolto in primo grado, per "non aver commesso il fatto", dall’accusa di concorso in omicidio volontario. Secondo la Corte d’Assise nel suo comportamento non può "leggersi con sicurezza" né "un segnale di adesione" alla "decisione del compagno alla guida dell’auto" di travolgere l’agente né un "atteggiamento di incitamento". Una sentenza impugnata dalla Procura di Milano.

Il sostituto pg ieri ha chiesto la condanna a 14 anni di carcere, ma i giudici hanno confermato l’assoluzione condannando inoltre il Comune di Milano, unica parte civile rimasta dopo il ritiro di Carmelo Savarino, al pagamento delle spese processuali. "Per noi è stata fatta giustizia - spiegano gli avvocati David Russo e Lorenzo Castiglioni, difensori di Stizanin - e speriamo che ora si chiuda questo capitolo". Una partita che potrebbe ancora approdare in Cassazione, se la Procura generale deciderà di impugnare la sentenza. Intanto resta l’amarezza dei colleghi e dei familiari dell’agente, che ogni anno viene ricordato con una cerimonia organizzata dal Comune: "Abbiamo smesso da tempo di credere nella giustizia".

 

 

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