Crescenzago, ‘Piccola Parigi’ gelosa della propria autonomia: nella metropoli da cento anni

La scuola elementare era intitolata alla rivoluzionaria Luisa Sanfelice che ispirò Dumas. L’antico Comune fu annesso a Milano nel 1923. Da ammirare le ville sul Naviglio Martesana.

La chiesa di Crescenzago

La chiesa di Crescenzago

Via Padova si chiamava via Milano nel primo Novecento: d’altronde, Crescenzago non era ancora parte della metropoli che lo inglobò nel 1923. Un secolo fa. C’è una targa che dallo scorso 14 dicembre ricorda a chiunque passi davanti all’ex sede del Municipio in piazza Costantino, tra via Padova e via Adriano, "il centenario dell’annessione" di Crescenzago "e di quella degli altri dieci (ex) Comuni alla città di Milano". Proprio il 14 dicembre 1923 l’allora sindaco di Milano Luigi Mangiagalli comunicava che Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla (già unito a Precotto), Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino, prima autonomi, venivano "definitivamente aggregati" alla città. Ma dell’antico borgo, oggi, resta molto. In primis l’ex Municipio, casa di Anpi, di Legambiente e del Corpo musicale.

Ma anche la chiesa di Santa Maria Rossa e le ville affacciate sul Naviglio Martesana. Basta una passeggiata lungo il corridoio ciclopedonale per ammirare scorci da cartolina, angoli che tanti definiscono "piccola Parigi". Tra le novità, il progetto Residenze Lumière: una palazzina residenziale di 4 piani tra via Adriano e via Meucci, che porterà una nuova piazza pedonale. Altro intervento, quello che riguarda via San Mamete (che era una frazione) ai civici 69, 71, 73 e 75, di fronte al seicentesco oratorio, con un nuovo edificio su tre livelli.

Crescenzago aveva, cento anni fa, già una lunga storia. Quando il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia, il territorio ha una popolazione di 1.699 abitanti distribuiti su oltre 500 ettari di superficie. Ma l’autonomia comunale era nata già mezzo secolo prima, dopo la morte nel 1795 dell’ultimo abate commendatario Carlo Villana Perlas. Il primo sindaco è l’industriale tessile Domenico De Ponti, proprietario della filanda omonima, eletto nel 1869, incarico che mantiene fino al 1886. E cosa deliberava, l’antico Comune? Sul tema della viabilità, nel 1872, aveva stabilito la costruzione o sistemazione delle “strade obbligatorie”, quelle che portavano alle cascine del territorio. Nello stesso anno istituisce la scuola serale e domenicale. Nell’ultimo quarto dell’Ottocento il pensiero è rivolto alla costruzione delle scuole comunali: varie discussioni propongono l’acquisto di terreni e la stipulazione di un mutuo di 9mila lire per la loro realizzazione. La scuola elementare Don Enrico Tazzoli è in via Berra, fino al 1912, quando arriva la nuova nei locali del Municipio, intitolata a Luisa Sanfelice, martire nella Rivoluzione napoletana nel 1799 e protagonista del romanzo di Alexandre Dumas, “La Sanfelice“. Ma gli spazi sono angusti. Bisognerà aspettare però fino al 1930 per vedere attivo il nuovo complesso di via Bottego, intitolato a Giovan Battista Perasso.

Nel frattempo, però, era stata già realizzata la nuova struttura scolastica in via Brambilla per accogliere i bambini, numerosi visto che nel frattempo la popolazione cresceva. Altre delibere del vecchio Comune riguardano l’acquisto di azioni della Società per la linea tranviaria Milano-Gorgonzola-Vaprio, progetti per l’ampliamento del cimitero, contratti per l’illuminazione a gas, interventi a favore di “sussidiati poveri” e contributi all’Istituto Infantile rurale fondato nel 1889 e aperto l’anno successivo. Ma anche la costituzione di un consorzio fra i comuni di Crescenzago, Greco, Turro Milanese, Gorla Primo per un servizio medico chirurgico gratuito a favore dei poveri. Il Comune era geloso della propria autonomia tanto che, prima di accettare l’annessione a Milano, Il Consiglio comunale pose a Milano alcune condizioni. Dopo il "sì", però, stando a quanto raccolto dagli storici della zona, non tutte le promesse furono mantenute, tanto che negli anni successivi vennero inviate lettere di protesta da cittadini "per il degrado in cui si trova il quartiere: l’11 dicembre 1934 sono firmate da 200 famiglie; altre lettere vengono inviate il 4 febbraio 1935 e il 19 marzo 1937 da una ventina di industriali e commercianti".

Cosa dicono, oggi, i commercianti? "Questo quartiere ha mantenuto le caratteristiche del vecchio borgo, la zona è multiculturale ma non ci sono tensioni", spiega Guido Frigerio, della farmacia “Al Ponte“ che ha inaugurato l’attività nel 1979 insieme alla moglie Anna Beretta, "scomparsa due anni fa proprio in farmacia, mentre lavorava. Era un punto di riferimento per tutti". Andrea Gasparri, di Salerno, ha aperto invece 30 anni fa la sua attività “Pizzeria Bar Ponte vecchio“. Mostra orgoglioso una foto d’epoca, con l’edificio che oggi ospita il suo locale, in via Padova 181. "I cambiamenti nel tempo ci sono stati – sottolinea – ma questo resta un angolo tranquillo e pieno di bellezza. Sarebbe bello se i turisti si spingessero fino a qui: c’è tanto da scoprire".

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