ANDREA GIANNI
Cronaca

L’esercito di braccianti invisibili: “In bici da Milano ai campi, poi 8 ore sotto il sole per mille euro al mese”

Viaggio con il camper rosso della Cgil dietro le quinte del bio, tra richieste di acqua e vestiti. Quasi settemila addetti, gli unici italiani sono i datori di lavoro. “Lottiamo per alzare gli stipendi”

Il lavoro dei braccianti finisce sugli scaffali della grande distribuzione, nei mercati a “chilometro zero“ o nelle botteghe bio

Il lavoro dei braccianti finisce sugli scaffali della grande distribuzione, nei mercati a “chilometro zero“ o nelle botteghe bio

Partono in bicicletta, quando è ancora buio, dai centri di accoglienza di Milano, per raggiungere all’alba le campagne alle porte della città e iniziare la giornata di lavoro. Altri dormono in alloggi di fortuna, o in appartamenti condivisi con altri braccianti. Provengono dall’Africa subsahariana o dal Maghreb, dal Sudamerica e anche dalle Filippine. Gli unici italiani sono i datori di lavoro.

Un mondo "invisibile" nelle aziende agricole del Milanese, lontano dalle torri di Citylife e di Porta Nuova, dalla movida e dalle vetrine del centro. "Lavoro nei campi con un contratto da stagionale da quando sono arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio – spiega uno dei braccianti – e nei periodi di stacco faccio il rider, consegno cibo nelle case". Volti e storie che si incontrano a Mediglia, tappa di un tour percorso dal furgone rosso della Cgil di Milano per portare il sindacato fra i lavoratori dell’agricoltura, le “braccia“ rimaste in un settore sempre più automatizzato.

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Otto ore sotto il sole

Bottigliette d’acqua e cappelli di paglia vanno a ruba tra chi lavora per più di otto ore al giorno sotto il sole, raccogliendo quei prodotti dei campi che poi vengono venduti alla grande distribuzione, nei mercati a “chilometro zero” o nelle botteghe bio. Alcuni chiedono informazioni sul permesso di soggiorno e sui sussidi di disoccupazione, mostrano le buste paga. Ritirano anche vestiti usati. Alla fine della giornata, i sindacalisti hanno preso contatto con un centinaio di persone.

“In questo periodo uno dei problemi è il caldo – spiega Paolo Zanetti, segretario generale della Flai-Cgil di Milano – e noi stiamo distribuendo volantini anche per informare sui rischi, e sul fatto che con una temperatura superiore a 35 gradi può scattare la cassa integrazione. Incontriamo nella maggior parte dei casi persone con un contratto stagionale, mentre chi lavora in nero o con contratti irregolari è più difficile da intercettare. Le aziende che hanno qualcosa da nascondere non vedono bene la nostra presenza, cercano di mandarci via sostenendo che non si può stare su proprietà privata”.

Misera paga

Un operaio specializzato, con un’anzianità di 4 o 5 anni, riceve un salario lordo mensile di circa 1500 euro, 9.50 euro all’ora. Da lì si scende verso il basso, con varie sfumature di lavoro nero o grigio, straordinari fuori busta, paghe irregolari ed episodi di caporalato.

"Si tratta di salari poveri e insufficienti per vivere in una città come Milano – prosegue Zanetti – e per questo avanzeremo una richiesta economica importante, anche per adeguare gli stipendi all’inflazione e al costo della vita, quando discuteremo sul rinnovo del contratto dei florovivaisti di Milano e Monza-Brianza". Intanto il sindacato sta cercando di avvicinare i lavoratori, attraverso il tour del camper rosso ma anche l’apertura domenicale di sportelli, come quello di San Giuliano Milanese.

Il lato oscuro del biologico

Sullo sfondo numeri che dipingono Milano come "una delle principali città agricole d’Europa": il Parco Agricolo Sud Milano, esteso su 47mila ettari, conta 3.445 imprese agricole e 6.853 addetti, 2255 colonie ortive, 180 imprese florovivaistiche. Cerealicoltura per il 75%, poi allevamenti (19%), per lo più di bovini da latte.

Una forte crescita del biologico, che conta 450 imprese, mentre spuntano agriturismi, fattorie didattiche, attività di vendita diretta. Un mondo finito sotto i riflettori con l’inchiesta dalla Procura di Milano che ha travolto la StraBerry di Cassina de’ Pecchi. Fragole e frutti di bosco venduti sugli Apecar nel centro di Milano, sfruttando secondo le accuse il lavoro di una settantina di braccianti africani, sottopagati e costretti anche a turni di 12 ore al giorno. "Ci chiamavano negri e animali", ha spiegato uno di loro agli inquirenti. Insulti che rievocano l’epoca coloniale.