NICOLA PALMA
Cronaca

Botte e insulti all’asilo: i metodi della maestra incubo dei bambini. “Dovete stare zitti, fermi e seduti”

Milano, arrestata una quarantacinquenne in servizio dal 2008 in un asilo comunale. Le segnalazioni di due colleghe e i maltrattamenti registrati dalle cimici. Nel mirino dieci bimbi di un anno

Picchiava e insultata i bambini: maestra ai domiciliari

Picchiava e insultata i bambini: maestra ai domiciliari

“Chiudi gli occhi e dormi , viziata di m.". Mattina dell’8 febbraio 2024, siamo in un’aula di un asilo comunale della periferia nord-ovest. Le cimici piazzate dagli specialisti dell’Unità tutela donne e minori della polizia locale rimandano la voce di A.A., educatrice di 45 anni assunta dal Comune nel 1996 e in servizio in quella scuola dell’infanzia da più di 15 anni. Le indagini sono scattate qualche giorno prima, innescate dalla segnalazione in Procura della direttrice dell’Area servizi dell’infanzia di Palazzo Marino, a sua volta sollecitata dalle dettagliate relazioni inviate il 28 dicembre 2023 e l’11 gennaio 2024 da due colleghe della donna, che da venerdì si trova ai domiciliari nella sua abitazione in zona Niguarda con l’accusa di maltrattamenti aggravati e che domani sarà interrogata dal gip. In quei report si parla di strattoni violenti, bambini piccolissimi sbattuti sulle pedane o coperti con le lenzuola fin sopra gli occhi per non sentirli piangere, linguaggio "scurrile e inadeguato", insulti e minacce, imboccamenti così insistiti da provocare il vomito.

Ricordo che nel mese di novembre – metterà a verbale una delle maestre – trovavo una bambina sulla sdraiata completamente ricoperta con un lenzuolo e la collega A. che la teneva ferma, poggiandole una mano sulla spalla per tenerla ben ferma alla sdraio senza che potesse alzarsi. In quella circostanza, sopraggiungeva la mamma della minore che veniva a riprendere la figlia e subito A. le scopriva il viso, giustificandosi con la madre dicendo che la figlia era stata coperta in quanto vi era troppa luce". L’educatrice riferisce agli investigatori di piazza Beccaria la frase che la quarantacinquenne ripete spesso, quasi come un mantra professionale: "I bambini devono stare zitti, fermi e seduti".

Il contenuto delle intercettazioni ambientali conferma in toto il racconto: "I comportamenti denigratori, minacciosi e aggressivi costituiscono un metodo costante e abituale applicato dall’educatrice nei confronti dei bambini", annota il giudice Angela Laura Minerva nell’ordinanza di custodia cautelare. Le microspie registrano A. mentre pronuncia frasi irripetibili nei confronti di bambini che hanno al massimo un anno (dieci quelli ritenuti parti offese nel procedimento), "rei", ai suoi occhi, di disturbarla mentre sta navigando sul cellulare. Una bimba, in particolare, viene presa di mira con sconcertante regolarità: in un’occasione, la donna le urta la testa con la gamba e la fa cadere a terra; quando la piccola urla per il dolore, A. la solleva per le braccia e la mette seduta, dicendole "Sta di là! E basta adesso! Mamma mia, pesante come un macigno!". E ancora: il 19 febbraio, la quarantacinquenne "cerca di far addormentare una bambina sul materassino, ma la minore continua a piangere; pertanto la culla, la tiene forzatamente sdraiata sul materassino, le impedisce i movimenti e le spinge la testa in giù ogni qualvolta tenta di sollevarla".

Comportamenti che spingono il gip a scrivere: "La natura degli atti descritti e l’atteggiamento in ogni occasione dimostrato dall’indagata, che è solita accompagnare le condotte con commenti offensivi e denigratori, dimostrano come anche sul piano psicologico non vi fosse alcuna pretesa educativa, ma esclusivamente la volontà di sottrarsi ai propri doveri, inibendo con la forza fisica o verbale ogni manifestazione dei minori, legata a ogni fase del quotidiano, dal gioco al sonno, al cibo". Di più: per il giudice, la totale assenza di "empatia" e gli atteggiamenti caratterizzati da "costante livore" sono lì a palesare "una grave criticità nella gestione della rabbia, che allo stato potrebbe sfociare in condotte aggressive ritorsive". Da qui la necessità di imporle una misura restrittiva per scongiurare futuri contatti con i bambini del nido.

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