Lucia Cipriano uccisa e fatta a pezzi dalla figlia: “Il movente? Rosa Fabbiano era insoddisfatta della propria vita”

Melzo, la requisitoria della pm durante il processo per l’omicidio dell’anziana: chiesti 28 anni di reclusione

I rilievi nella casa dove è stata uccisa Lucia Cipriano (Foto Canali)
I rilievi nella casa dove è stata uccisa Lucia Cipriano (Foto Canali)

Melzo (Milano) – Rosa Fabbiano, a processo davanti alla Corte di Assise di Milano per avere ucciso la madre anziana e malata Lucia Cipriano, 84 anni, e averne fatto a pezzi il corpo, deve essere condannata a 28 anni di reclusione. È questa la richiesta di pena avanzata dal pm titolare delle indagini Elisa Calanducci.

Cadavere nella vasca

Secondo l’accusa, la donna potrebbe avere ammazzato la madre strangolandola, forse nel tentativo di farla smettere di gridare. Successivamente avrebbe avuto "quella malsana idea” di tagliare il cadavere in più pezzi e nasconderlo nella vasca da bagno dell'abitazione dell'anziana a Melzo, nel Milanese. E lì lasciarlo per due mesi

Tracce di bruciature

Sul cadavere, il Ris dei carabinieri, ritrovò tracce di deodorante, quello che la figlia spruzzava nel tentativo di coprire l’odore neauseabondo che proveniva da quello che restava del cadavere, e tracce di bruciature. La Fabbiano, infatti, aveva anche tentato di cancellare con il fuoco le sue tracce e l’identità della mamma. Sul luogo del delitto era stata ritrovata anche una sega di 31 centimetri, numerosi guanti in lattice, una tuta protettiva con zip anteriore e una cuffietta.

Nei mesi successivi all’omicidio Fabbiano aveva raccontato alle altre due sorelle di aver fatto ricoverare la madre in una Rsa, perché “ormai non più curabile”. 

"Povertà ideativa”

In uno dei passaggi della sua requisitoria, la pm Calanducci ha messo in luce la "povertà ideativa, emotiva e anche affettiva” di Fabbiano, che tuttavia non sarebbe “sufficiente a mettere in dubbio che non fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti perché non c'è nessuna evidenza”.

“Estremo disagio”

Il movente del delitto è da individuarsi, secondo il pm, nella “situazione non proprio di serenità o soddisfazione per la propria vita quotidiana” che la donna di 59 anni stava vivendo all'epoca dei fatti, cioè nella primavera del 2022, tra la distanza di una delle sorelle che si era trasferita a Trento, il rapporto difficile con il marito disabile e seri problemi di salute di cui stava soffrendo.

Una "condizione di estremo disagio”, quindi, alla quale si era poi aggiunta la necessità di occuparsi anche dell’anziana madre. Si torna in aula il prossimo 19 dicembre, quando prenderà la parola la difesa e, dopo eventuali repliche, potrebbe arrivare la sentenza.

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