L’opera degli imprevisti. Tra urla, cambi volanti il valzer del palco reale e il coraggio di Pertusi

Il problema di gola del basso parmigiano, che non rinuncia alla storia. Dal Grande inquisitore sostituito 48 ore prima ai cori dal loggione.

e Giulia Bonezzi

È il Don Carlo degli imprevisti, tra forfait, cambi “al volo“, mal di gola improvvisi e urla dal loggione. Il coraggio di Michele Pertusi, prima di tutto, sul palco Filippo II di Spagna. Che teneva forse più di tutti a questa sua prima scaligera a coronamento di una carriera preziosa e quarantennale. "Quante volte mi ha tenuto a battesimo lui: adesso tocca a me", aveva ricordato il baritono Luca Salsi a Il Giorno, mentre il basso di Parma definiva quel 7 dicembre "un appuntamento con la storia". Succede però che all’improvviso, è "vittima di un problema di salute alla gola": lo annuncia il sovrintendente Dominique Meyer prima che si alzi il sipario sul terzo e quarto atto. "Andrà avanti con la recita con molto coraggio – sottolinea ancora Meyer rivolgendosi al pubblico – ma avrà bisogno del vostro appoggio". Che non è mancato. Gli applausi si sono fatti scroscianti, quanto le urla : "Bravo, Bravo" dopo il suo assolo del terzo atto.

"Potrei stare meglio ma è andata – il commento a sipario chiuso –. Il pubblico ha mostrato di volermi bene, ha accettato il problema, dicevano una volta ‘malanni di stagione’ può succedere", ma "sentivo il sostegno del pubblico e c’era una bella atmosfera nonostante il problema". Pertusi non ha alzato bandiera bianca: "Abbiamo imparato a reggere le pressioni, ma si sente la responsabilità – aveva confidato ancora a Il Giorno –. Perché la Scala è il teatro che rappresenta il modo di fare melodramma italiano nel mondo, lo è sempre stato. Non è una serata “normale“, è la più temuta". Lo è per tutto il cast, consapevole di quanto questo Don Carlo fosse faticoso. Una manciata di ore prima del debutto i protagonisti sono andati in pellegrinaggio alla tomba di Giuseppe Verdi: "Dacci la forza tu". Un rito - postato su Instagram –, un omaggio, o un preghiera? Forse tutte e tre. Perché già prima del 7 dicembre gli imprevisti, gli ostacoli, le acrobazie non sono mancati. A partire dal cambio all’ultimo momento del Grande inquisitore: il basso estone Ain Anger è stato sostituito per "un’indisposizione" da Jongmin Park, che prima vestiva i panni del frate. Già durante le prove c’era stata qualche avvisaglia e qualche assenza, ma tutto pareva essersi risolto per la Primina riservata agli Under 30, per i quali ha regolarmente cantato. L’annuncio martedì: "Per il protrarsi della convalescenza" Anger esce di scena.

Giusto un attimo prima di un nuovo “caso“ da risolvere: la composizione del Palco Reale. Non tanto per l’assenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni, annunciata da giorni, quanto per il valzer della vigilia, con i nomi del sindaco Giuseppe Sala e del presidente del Senato Ignazio La Russa che facevano su e giù dal “palco“ prima di trovare la quadra, con la senatrice a vita Liliana Segre al centro, che ha messo d’accordo tutti, glissando le polemiche: "Gentilmente il sindaco e La Russa mi hanno chiesto di venire nel palco reale". "Mi manca Mattarella – aggiunge Segre –. Mi invitava sempre nel palco reale durante gli intervalli. Io non ho fratelli né sorelle, ma gli voglio bene come a un fratello".

E se sui titoli di coda si resta sempre col fiato sospeso, con un occhio incollato all’orologio (per la conta degli applausi) e l’altro sul loggione per capire se pioveranno fiori o altro, il Don Carlo degli imprevisti è stato aperto da cori “inediti“: un "No al fascismo" ha anticipato l’inno di Mameli, seguito da un “Viva l’Italia antifascista“.

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