Liliana Segre boccia il premierato: “Capo di Stato declassato e rappresentatività del parlamento ridotta”

La 93enne senatrice a vita è intervenuta in Senato esprimendosi chiaramente contro la riforma Casellati

La senatrice Liliana Segre e Elena Casellati da cui prende il nome il dl sul premierato

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Liliana Segre contro il premierato e la riforma della Costituzione. Oggi la senatrice a vita ha parlato in Senato durante la discussione generale sul ddl toccando entrambi i temi nel corso di un lungo intervento

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No alla riforma della Costituzione

Il discorso della 93enne parte della questione costituzionale: “Continuo a ritenere che riformare la Costituzione non sia una vera necessità del nostro Paese e le drastiche bocciature delle riforme costituzionali nei referendum del 2006 e 2016 lasciano supporre che il mio convincimento non sia così singolare. Continuo anche a ritenere che occorrerebbe impegnarsi per attuare la Costituzione esistente. E innanzitutto per rispettarla. Confesso, ad esempio, che mi stupisce che gli eletti dal popolo – di ogni colore – non reagiscano al sistematico e inveterato abuso della potestà legislativa da parte dei Governi, in casi che non hanno nulla di straordinariamente necessario e urgente. Ed a maggior ragione mi colpisce il fatto che oggi, di fronte alla palese mortificazione del potere legislativo, si proponga invece di riformare la Carta per rafforzare il già debordante potere esecutivo. In ogni caso, se proprio si vuole riformare, occorre farlo con estrema attenzione. A mio giudizio, il disegno di riforma costituzionale proposto dal governo presenta vari aspetti allarmanti, non posso e non voglio tacere". 

Bocciatura anche per il premierato

Poi Segre entra nel merito del premierato, spiegando le ragioni per cui, secondo lei, finirebbe per ledere la rappresentatività del parlamento: “Il tentativo di forzare un sistema di democrazia parlamentare introducendo l’elezione diretta del capo del governo, che è tipica dei sistemi presidenziali, comporta, a mio avviso, due rischi opposti. Il primo è quello di produrre una stabilità fittizia, nella quale un presidente del consiglio cementato dall’elezione diretta deve convivere con un parlamento riottoso, in un clima di conflittualità istituzionale senza uscita.

Il secondo è il rischio di produrre un’abnorme lesione della rappresentatività del parlamento, ove si pretenda di creare a qualunque costo una maggioranza al servizio del Presidente eletto, attraverso artifici maggioritari tali da stravolgere al di là di ogni ragionevolezza le libere scelte del corpo elettorale. La proposta governativa è tale da non scongiurare il primo rischio (penso a coalizioni eterogenee messe insieme pur di prevalere) e da esporci con altissima probabilità al secondo. Ulteriore motivo di allarme è provocato dal drastico declassamento che la riforma produce a danno del presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato infatti non solo viene privato di alcune fondamentali prerogative, ma sarebbe fatalmente costretto a guardare dal basso in alto un presidente del Consiglio forte di una diretta investitura popolare. E la preoccupazione aumenta per il fatto che anche la carica di residente della Repubblica può rientrare nel bottino che il partito o la coalizione che vince le elezioni politiche ottiene, in un colpo solo, grazie al premio di maggioranza". Lo ha detto la senatrice a vita, Liliana Segre, prendendo la parola nell'aula del Senato durante al discussione generale sul ddl costituzionale sul premierato.

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