Accuse in video a Liliana Segre, querelata Elena Basile

L’opinionista aveva attaccato la senatrice a vita sul conflitto in Medio Oriente, sostenendo che avesse a cuore solo i bambini ebrei e non quelli palestinesi

Milano – Liliana Segre ha depositato la querela nei confronti di Elena Basile, in seguito al video in cui quest’ultima accusava la senatrice a vita di avere a cuore solo i bambini ebrei e non quelli palestinesi.

Annunciata subito dopo le parole dell’opinionista, la querela è stata depositata oggi giovedì 29 febbraio dall’avvocato Vincenzo Saponara dallo studio legale Belli Paci di Milano. “A seguito dell’avvio di un procedimento in sede penale – spiega in una nota l’ufficio legale - verranno assunte tutte le opportune iniziative in sede civile per la rimozione dei messaggi diffamatori e per ottenere il risarcimento dei danni che ne sono derivati. La senatrice desidera precisare fin d’ora che eventuali risarcimenti verranno integralmente devoluti in beneficenza”.

Il video in questione prima era stato diffuso tramite i social network direttamente riferibili a Basile (pagina Facebook, account Instagram e canale YouTube), dopo di che ha avuto migliaia di visualizzazioni e innumerevoli condivisioni sui social network, è stato ripreso da tutti i principali organi di informazione ed è stato perfino tradotto in lingua araba. Gli avvocati citano anche un’intervista successivamente rilasciata da Basile, in cui “ha ribadito le proprie accuse con toni perfino più offensivi nei confronti di Liliana Segre”. 

“La diffusione a macchia d’olio delle infamanti accuse inventate dalla Dott.ssa Basile – e a maggior ragione la propagazione del video tradotto in lingua araba – ha avuto l’effetto di una gigantesca istigazione all’odio in un contesto che è già di elevatissima tensione per il drammatico conflitto in corso in Medio Oriente, esponendo la senatrice Segre, che vive sotto scorta dal 2019, a nuovi rischi per possibili ritorsioni”, sottolineano i legali della senatrice.

Basile aveva poi ritrattato le sue affermazioni, cercando di raddrizzare il tiro in quello che i querelanti definiscono un “anomalo messaggio di scuse a mezzo stampa”, tuttavia “non ha rimosso il suo video dalle varie piattaforme, non ha provveduto a pubblicare un video di rettifica, non si è in alcun modo adoperata per arrestare la proliferazione del suo messaggio diffamatorio”.

A questo proposito, oltre a procedere in sede penale, Segre ha dato mandato all’avvocato Daniela De Pasquale dello Studio Ughi e Nunziante di Milano, specializzata nella tutela della proprietà intellettuale e del diritto all’immagine, di assumere tutte le opportune iniziative in sede civile per la rimozione dei messaggi diffamatori e per ottenere il risarcimento dei danni che ne sono derivati. 

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