La parabola dei fratelli prende vita: storie e voci del carcere minorile

In libreria i «Figli perduti e ritrovati» di don Claudio Burgio di SIMONA BALLATORE

 Nella foto in alto Dino Anaclerio, dj Ringo, Dario Carrosio, don Claudio Burgio e Laura Fasano, vicedirettore vicario del Giorno (Np)IL LANCIO Nella foto in alto Dino Anaclerio, dj Ringo, Dario Carrosio, don Claudio Burgio e Laura Fasano, vicedirettore vicario del Giorno (Np)

MILANO 21/01/2016 - PUNTO ENEL - PRESENTAZIONE DEL LIBRO FRATELLI PERDUTI E RITROVATI DI DON CLAUDIO BURGIO - DA SX DINO ANACLERIO CON ROCCO ANACLERIO DJ RINGO CON MODERATORE DARIO ACCURSIO CON L AUTORE E LAURA FASANO - FOTO GRAVILI/NEWPRESS PER LUCIDI TOGNOLATTI

Milano, 22 gennaio 2016 - Una parabola raccontata da don Claudio Burgio attraverso le voci e le storie dei ragazzi del carcere, «Fratelli perduti e ritrovati». Due fratelli di sangue, dj Ringo e Dino Anaclerio, che dispensano aneddoti di vita vissuta nella periferia milanese degli anni Settanta. È stato introdotto così, in medias res, l’ultimo libro scritto dal fondatore della comunità Kayròs nonché cappellano del Beccaria. L’appuntamento ieri sera, al Punto Enel di via Broletto guidato da Dario Carrosio. A moderare l’incontro, promosso anche da Women Leaders International Italia, Laura Fasano, vicedirettore vicario del quotidiano Il Giorno. «Ho colto lo spunto del “figliol prodigo”, una parabola che conoscono e interpella un po’ tutti per raccontare l’esperienza di questi ragazzi – ha spiegato l’autore –. Ci sono due tipi di fughe possibili, una estroversa, in cui il figlio scappa, cade, fa scelte anche negative ma coraggiose, alla ricerca di un’identità. E una fuga introversa, di chi sta col padre, ma fugge in maniera diversa. Non esistono ragazzi buoni e ragazzi cattivi, ma ragazzi. Punto. Chi cambia la storia è il padre che, apparentemente debole, detta la svolta di entrambi i figli. Non si può diventare padri se non si ricorda di essere stati figli». Siamo tutti figli perduti e ritrovati, insomma. IL LANCIO Nella foto in alto Dino Anaclerio, dj Ringo, Dario Carrosio, don Claudio Burgio e Laura Fasano, vicedirettore vicario del Giorno (Np)IL LANCIO Nella foto in alto Dino Anaclerio, dj Ringo, Dario Carrosio, don Claudio Burgio e Laura Fasano, vicedirettore vicario del Giorno (Np)

«Le parole del don mi hanno messo un po’ in crisi – ha sottolineato «Ringaccio», speaker di Virgin Radio –. A volte mi sono sentito padre, altre figlio e fratello. Non è facile. Io e mio fratello Dino abbiamo vissuto tra Bicocca, Bruzzano e Niguarda, nell’Italia degli anni Settanta. Non era facile. Ricordo il bar sport, i tanti amici che non ci sono più. Come Sabino a cui avevo prestato il mio Ciao rosa con cui fece una rapina. Mi presi un bel pugno dal maresciallo che aveva notato il motorino, sapeva che non ero stato io e Sabino confessò. Abbiamo fatto scelte diverse, io mi sono buttato sulla musica. Ma si era amici. Quando ho sentito il progetto del don ho voluto esserci, è una lingua che conosco bene». Una parola ai ragazzi, presenti in sala: «Il don è vostro amico. È il tipo di prete che mi piace perché “muove il c”. Aiutatelo anche voi», si lascia scappare, diretto. In sala non ci sono tabù. Si sfogliano le pagine, si dibatte, ci si racconta.

«La vita è piacere. Bisognerebbe ricordarselo più spesso. Dovrebbe dirlo di più anche la Chiesa – chiude don Claudio Burgio –. Chi sono i ragazzi “cattivi”? Bisogna tornare all’etimologia, “captivus”, schiavo. Schiavi di una società che usa gli adolescenti: tutto è consumo, anche i rapporti personali. A volte dietro reati incredibili c’è il desiderio di un oggetto, un capo di abbigliamento, un telefonino. Perché è quello che oggi li identifica, è una sorta di protesi. La grande sfida educativa è far capire ai ragazzi che sono grandissimi senza questo, che ciascuno ha un talento. Anche dietro a vite difficili e storie incredibili ho trovato in ogni ragazzo che ho incontrato in questi 15 anni una qualità. Non possiamo farli crescere nella nostra depressione, nel “tutto fa schifo”, dobbiamo dire loro la verità: “sei una ricchezza, puoi farcela”».

di SIMONA BALLATORE

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