
In agosto le periferie sono popolate soprattutto da anziani
Milano – C’è un gran numero di milanesi che non è andato in vacanza, ma difficilmente li avrete incontrati per le strade desertificate dalla canicola e dalle ferie (degli altri). Sono perlopiù anziani, perlopiù soli, perlopiù barricati in case senza aria condizionata quando non finiscono a occupare un letto d’ospedale, anche per settimane, in attesa che si liberi un posto convenzionato in Rsa. Persone "con molte fragilità e spesso in condizioni socioeconomiche precarie, alle quali si sommano quelle cliniche. È un bisogno che non diminuisce in estate, anzi abbiamo visto aumentare le richieste del 15% rispetto all’inizio dell’anno", spiega Enrico Frisone, direttore socio-sanitario dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco cui la riforma regionale di dieci anni fa ha assegnato la sanità territoriale di ben sei dei nove Municipi di Milano.
Un bacino di 750 mila anime che taglia la metropoli "da Quarto Oggiaro alla periferia Sud, attraversando il centro", con una composizione sociale "articolata, da un quartiere all’altro cambiano le esigenze", ragiona Frisone, che su input della direttrice generale dell’Asst Maria Grazia Colombo e grazie "all’impegno prezioso dei direttori di distretto e degli Ifec, gli Infermieri di famiglia e comunità" ha coordinato il lavoro delle Case di comunità dell’Asst. Cinque al momento (via Farini e piazzale Accursio nel Municipio 8, via Rugabella nell’1, via Ricordi nel 3 e via Don Orione nel 2), devono arrivare a undici entro la primavera del 2026 (le prossime aperture sono previste in via Sassi, con Casa e Ospedale di comunità, entro la fine dell’anno) "e poi dal 2027 si aggiungeranno quelle che la Regione s’è impegnata ad aprire extra Pnrr", ma intanto la cinquina già operativa ha erogato 5.888 prestazioni in 80 giorni, dal 1° giugno al 20 agosto 2025. Ad aumentare in maniera "esponenziale", spiegano dall’Asst, sono stati gli interventi degli Ifec, che nel trimestre in corso hanno già effettuato 110 prestazioni ambulatoriali e 235 a domicilio, 490 visite per il Piano di sorveglianza domiciliare e 4.473 interventi di Adi, Assistenza domiciliare integrata. Che non si sovrappone a quella degli operatori privati accreditati, già carichi di pazienti complessi, ma, spiega Frisone, garantisce dimissioni protette con cure a domicilio (comprensive di fisioterapista) a persone che d’estate finiscono al pronto soccorso, o rimangono bloccate in ospedale, semplicemente perché non c’è qualcuno che offra loro l’assistenza minima di cui hanno bisogno: in tre mesi, con il coordinamento delle Centrali operative territoriali (Cot), sono stati presi in carico più di 500 nuovi pazienti.
Un principio analogo ispira il sopracitato Piano di sorveglianza domiciliare, che ingaggia gli Ifec su richiesta dei medici di base per visitare pazienti che, grazie agli strumenti di telemonitoraggio - dalla lastra al torace all’elettrocardiogramma -, ottengono un controllo medico da remoto evitando viaggi inutili al pronto soccorso. Nelle cinque Cdc della Fatebene-Sacco sono "una trentina gli Ifec puri, con 11 Case l’ideale sarebbe averne un centinaio", osserva il direttore socio-sanitario, ma pur nella fame d’infermieri che attraversa il Paese "aumentano coloro che dopo il concorso scelgono di lavorare sul territorio. Un tempo era considerato il “rifugio” dopo anni di ospedale, invece oggi può essere per certi aspetti più impegnativo, ma i giovani percepiscono di far parte di un modello nuovo". Un "modello di sanità territoriale che mette la persona al centro", sottolinea la dg Colombo, e l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso rimarca come i numeri dell’Asst che gestisce due terzi dei Municipi di Milano "confermino la validità del modello delle Case di comunità e quanto sia efficace e senza sosta il lavoro dei professionisti della sanità".