La riforma contestata. Tre strade per tutelare l’assistenza ai disabili. Critiche le associazioni

Ieri il tavolo tra l’assessora Lucchini e oltre 40 delegati della disabilità. Le Regioni puntano sulla proroga del Governo o sulla riduzione dei tagli. Le famiglie: subito scelte concrete, in 5 mesi non si migliorano i servizi. .

La riforma contestata. Tre strade per tutelare l’assistenza ai disabili. Critiche le associazioni

La riforma contestata. Tre strade per tutelare l’assistenza ai disabili. Critiche le associazioni

Anastasio

Sono tre le direzioni verso le quali si muove la Regione per provare a ridurre l’impatto della riforma del Fondo per le non autosufficienze (una riforma decisa a livello nazionale) sulle famiglie che hanno a carico persone con disabilità gravi e gravissime. In parte sono state anticipate su queste pagine da Elena Lucchini, assessore regionale alla Disabilità. Tutte sono state comunicate ieri alle oltre 40 associazioni che hanno partecipato al tavolo convocato a Palazzo Lombardia. La prima direzione coincide col pressing sul Governo e, in particolare, su Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, perché conceda una proroga per l’applicazione della riforma. Questo – tradotto in concreto – consentirebbe di rinviare i tagli agli importi dei contributi mensili destinati alla disabilità grave e gravissima che altrimenti, in assenza di proroghe, scatteranno dal primo giugno, tra meno di 5 mesi. Una richiesta, quella del rinvio, che ieri è stata condivisa da tutti gli assessori regionali con delega alla Disabilità nel corso della riunione della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni. La seconda direzione è ottenere almeno una riduzione dei tagli. La riforma prescrive, infatti, una diminuzione dell’assistenza indiretta (i contributi economici per l’appunto) in favore di un aumento dell’assistenza diretta, quindi delle prestazioni a domicilio. Tale aumento, per il 2024, deve essere del 15%. Il piano B, quindi, è ottenere una riduzione della quota aggiuntiva di prestazioni dirette da garantire nel 2024 in modo da poter ridimensionare i tagli ai contributi economici: le due leve sono legate come in un automatismo. Terza soluzione, annunciata dalla Lucchini nel corso dell’intervista rilasciata su queste pagine, è trovare ulteriori risorse, tra quelle nelle disponibilità della Regione, per ridimensionare i tagli. Tradotto: servono altri 10 milioni di euro, se si considerano i 4 già aggiunti dalla Giunta e i 3,5 non ancora stanziati ma per i quali c’è un impegno approvato in Consiglio regionale. Nulla che al momnento possa soddisfare le associazioni, in attesa di fatti concreti. Questa la sintesi di quanto avvenuto ieri.

"Ho voluto ribadire alle realtà associative – fa sapere Lucchini – che le modifiche al Programma operativo sono imposte dalla normativa statale e nello specifico dal Piano nazionale proposto e approvato dall’allora ministro Orlando, nel precedente Governo. Pur condividendo la volontà di potenziare i servizi, ho rimarcato la necessità di un tempo congruo per consentire a tutto il territorio un livello adeguato alle esigenze di tutti. Oggi (ieri ndr), nel corso della Commissione Politiche sociali, ho portato all’attenzione della Conferenza delle Regioni il tema. In accordo con gli altri assessori regionali porteremo la questione direttamente al ministro Calderone".

"L’aspetto positivo – commenta Giovanni Merlo, direttore di Ledha, la Lega per la tutela dei diritti delle persone con disabilità –è che ci sia con la Regione Lombardia e con le altre Regioni una condivisione dei problemi provocati da questa riforma: 5 mesi non sono assolutamente sufficienti per migliorare il livello dei servizi. Attendiamo, però, soluzioni concrete. Noi riteniamo che non ci debba essere alcun taglio agli importi destinati ai caregiver famigliari delle persone con disabilità gravissima e grave, considerato che già oggi la spesa per la disabilità in Italia è sotto la media europea, né si deve virare verso un modello di welfare che preveda solo l’assistenza diretta a scapito della libertà di scelta delle famiglie. Bisogna, invece, bilanciare assistenza indiretta e diretta e lavorare ad una crescente personalizzazione dei servizi sociosanitari". "Noi non ci aspettavamo che ci venisse presentata la risoluzione del problema e nemmeno che si procedesse al ritiro della delibera regionale – dichiara Fortunato Nicoletti, vicepresidente di “Nessuno è escluso“ – ma sicuramente ci aspettavamo impegni formali e soluzioni chiare per anestetizzare quelle che l’assessore Lucchini continua a chiamare rimodulazioni e che, invece, sono tagli ai contributi economici coi quali i caregiver familiari riescono a stento a sopravvivere. Invece non c’è stata alcuna assunzione di responsabilità di fronte a una scelta chiaramente politica: quella di non considerare una priorità le persone con disabilità gravissima e le loro famiglie. La Regione ha semplicemente proposto al Governo di prorogare l’entrata in vigore degli impegni del Piano Nazionale Non Autosufficienze o di rimodulare la percentuale dello spostamento dei fondi che per quest’anno è prevista al 15%. Nessun riferimento invece al reperimento di ulteriori risorse e al ripensamento di tutto il sistema dell’offerta dei servizi. Ci uniamo certamente alla richiesta al Governo di una proroga ma al tempo stesso continueremo a chiedere ulteriori fondi e una totale riforma dei servizi".

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