ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

Luce sulle insegne perdute tra nostalgia e sogni al neon / VIDEO

Dalla soffieria Monti alla Eliosneon, che rivestiva e illuminava Palazzo Carminati. “Reclame“ smantellate nel 1999 per “decoro“ ma che in tanti ora ripiangono

La facciata di Palazzo Carminati quando era ricoperta di insegne al neon

La facciata di Palazzo Carminati quando era ricoperta di insegne al neon

Vimodrone (Milano), 7 febbraio 2021 - Le scritte fuori standard di Candy, Cinzano, Ariston, la dattilografa "stacanovista" della Kores. Sono alcune delle insegne a neon griffate dall’azienda Eliosneon che hanno rivestito dal Boom fino alla fine del secolo scorso Palazzo Carminati, di fronte al Duomo. Prima detestate e oggi rimpiante, le "luminose" hanno donato per decenni alla piazza principale di Milano il fascino elettrico della newyorkese Times Square e di Piccadilly Circus a Londra. A decretare la loro fine fu la giunta Albertini che nel 1999 decise di farle smantellare per motivi di decoro urbano. Prima ci fu una stagione visiva irripetibile in Duomo e il merito è da ascrivere anche a questa impresa nata a Milano col nome di soffieria Monti, poi trasferitasi a Sesto San Giovanni (oggi è a Vimodrone). «Mio nonno Carlo aveva fondato la soffieria nel 1893, dopo aver appreso il mestiere in Boemia, specializzandosi nella produzione di siringhe e alambicchi" rivela l’amministratore unico Alessandro Monti, 55 anni. Le loro prime insegne pubblicitarie al neon risalgono agli anni Trenta ma è dopo gli anni Cinquanta che inizia la stagione d’oro quando Ambrogio, padre di Alessandro, fonda la Eliosneon.

"Il neon in realtà è il nome del primo gas, dall’incandescenza rossa, utilizzato per le insegne luminose, in seguito sostituito dall’argon che ha un colore tendente all’azzurrino elettrico" precisa il titolare, entrato in azienda a 21 anni. "Gli spazi in Duomo venivano affittati dalle agenzie pubblicitarie, a cui spettava il guadagno più grosso. A noi toccava la fabbricazione dell’insegna sulla scorta delle indicazioni creative fornite. Mio padre ha avuto la possibilità di conoscere un grafico come Bob Noorda che curava l’immagine della birra Dreher e anche di realizzare le passate insegne del Giorno a Palazzo dell’Informazione. Abbiamo realizzato il neon per lo showroom in Galleria Passerella di Elio Fiorucci, l’insegna del Rolling Stone. Per Palazzo Carminati abbiamo creato le scritte luccicanti fra gli altri di Candy, Cinzano, Ariston, Kores. Quando vennero smantellate nel 1999 ci furono poche voci contrarie. Adesso il clima è cambiato e avverto nostalgia. Se l’amministrazione comunale modificasse il regolamento, noi saremmo pronti a ripartire coi nostri neon" dice Monti. Una proposta che non deriva da un calo di affari: oggi Eliosneon realizza insegne, arredi retail ed espositori per clienti del calibro di Allianz, Fastweb, Eni, con un fatturato di circa 10 milioni di euro all’anno. Ci lavorano trenta dipendenti di cui due soffiatori: cinque anni fa l’azienda ha resuscitato anche il brand Soffieria Monti per progetti su misura, soprattutto con tecnologia a led.