GIULIA BONEZZI E NICOLA PALMA
Cronaca

Milano, dieci hotspot per garantire le cure ai profughi

Nel Milanese 2.300 rifugiati registrati, meno del 4% nei centri d’accoglienza. Moratti: già oltre duemila persone assistite in Lombardia

Tamponi ai profughi ucraini

Tamponi ai profughi ucraini

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Su circa 2.300 profughi che a ieri risultavano esser arrivati tra Milano e hinterland dall’Ucraina invasa da Putin, appena 97 hanno avuto bisogno di un posto in un centro d’accoglienza: il 4%. Gli altri 2.200 che si sono registrati al Consolato un letto l’avevano, grazie a una rete di solidarietà che s’allarga di ora in ora e soprattutto all’appoggio di parenti e amici: nella città metropolitana abitano circa 22.500 dei 55mila ucraini residenti in Lombardia, quasi un quinto dei 260 mila in Italia. Un quadro destinato a cambiare col proseguire della guerra, ma per ora la macchina dell’accoglienza sanitaria, mobilitata prima che la Regione ingaggiasse Guido Bertolaso a coordinare questa emergenza, si muove su un doppio binario.

Se al Cas gestito dalla Croce rossa a Bresso, approdo per chi non ha dove andare, sinora hanno avuto un tampone e la proposta d’un vaccino antiCovid in tutto 68 ucraini, già più di duemila, "la maggior parte donne e bambini", hanno avuto assistenza dalle Ats in Lombardia, spiega la vicepresidente con delega al Welfare Letizia Moratti. L’Ats di Milano mercoledì sera aveva accolto più di 400 persone nella sua rete di dieci hotspot (più due nel Lodigiano), cinque in città e altrettanti nell’hinterland. A Cinisello si visitano circa 20 persone al giorno, tra Magenta e Legnano 45 solo mercoledì, il Presst di Gorgonzola partirà da 200 richieste, il Pot di Bollate con 11.

In città, Villa Marelli ha preso in carico 7 tra donne e bambini, l’ospedale militare di Baggio 12, si visitano 10 bimbi al giorno tra il Sacco e il centro vaccinale di via Palermo e Palazzo delle Scintille ha vaccinato dal Covid 40 ucraini, anche se altrettanti si sono presentati solo per il tampone gratuito, che i rifugiati devono fare entro 48 ore dall’ingresso in Italia, e possono fare senza prenotare anche nei punti ad accesso libero (5 in città, al Buzzi, in via Pace, al San Raffaele, al Galeazzi e al Niguarda), il cui elenco è sui social del Consolato e sul sito dell’Ats insieme a quello degli hotspot e alle indicazioni. Se il test è positivo scatta l’isolamento (se serve in Covid Hotel), se è negativo cinque giorni d’autosorveglianza con Ffp2 per raggiungere la sede d’ospitalità definitiva; dopodiché gli ucraini devono rispettare le stesse regole sul super green pass degli italiani, finché valgono.

Il tampone è anche nel pacchetto degli hotspot, che include l’assegnazione del codice Stp per accedere alla sanità pubblica (o di una tessera sanitaria provvisoria, con accesso anche a medici e pediatri di base, per minori, incinte, chi ha un visto Schengen o un permesso provvisorio) e l’offerta di vaccinazioni come difterite, tetano, polio, oltre a quella dal coronavirus. All’antiCovid gli ucraini stanno mostrando "buona disponibilità", dice Moratti, anche se ci sono problemi linguistici "nel ricostruire le vaccinazioni pregresse" (a chi non può dimostrare di essere vaccinato viene proposta una dose booster).