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16 mar 2022

Milano, "Gli effetti della bomba senza fine". Via Palestro, morta la madre coraggio

La signora Rita, 88 anni, ha lottato per la memoria del figlio eroe Carlo, tra le vittime della strage. Il cognato che presiede l’associazione a lui dedicata: tanti tasselli ancora da incastrare nel puzzle

16 mar 2022
dimarianna vazzana
Cronaca

di Marianna Vazzana

Si è spenta a 88 anni Rita Dericoloso, mamma del vigile del fuoco Carlo La Catena che perse la vita nella strage di via Palestro la sera del 27 luglio 1993. Morti con lui i colleghi Sergio Pasotto e Stefano Picerno, l’agente di polizia municipale Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, immigrato marocchino che dormiva su una panchina. "Una donna, la signora Rita, che ha passato la vita a ricordare Carlo e a battarsi per la legalità. Era il suo figlio più piccolo, l’unico maschio, il quinto nato dopo 4 femmine", sottolinea Nicola Perna, il genero, che è presidente dell’Associazione La Catena fondata da Rita e dal marito Giuseppe dopo la morte del figlio. Ieri si sono celebrati i funerali della donna a Napoli, la sua città. Un’occasione che ha riportato a galla anche la tragedia di quel 27 luglio, riemersa di recente pure sulle pagine di cronaca per via delle accuse mosse a Rosa Belotti dalla Procura di Firenze: il sospetto è che la donna bergamasca sia la “biondina” vista da testimoni, quella sera in via Palestro, mentre scendeva dalla Fiat Uno bianca che poi esplose.

Perna, dopo quel 27 luglio, la vita della signora Rita non è stata più la stessa...

"Un dolore che nessuno, credo, potrà mai capire. È stata una donna molto dignitosa, sempre pronta a donare amore nonostante quello che le è capitato. Prima ha perso il suo Carlo, che aveva appena 25 anni. Poi, poco più di tre anni dopo, il marito Giuseppe. Ma nonostante questo è riuscita a risollevarsi e ad andare avanti. A Napoli era molto conosciuta perché gestiva un negozio di generi alimentari, una tipica bottega di quartiere".

E di Carlo cosa ricorda?

"Per me era “il piccolino“. Io ho sposato Raffaella, la sua sorella più grande, e lui aveva 12 anni meno di me. Lo ammiravo perché era riuscito a realizzare il suo sogno, quello di diventare un vigile del fuoco, e anche perché aveva desiderato andare a Milano: voleva imparare il mestiere in una grande città e pensava che a Milano avrebbe acquisito molta più esperienza. Purtroppo il destino non è stato generoso. Quando ci fu la strage, aveva lasciato Napoli da meno di un mese. La mamma soffriva per la lontananza ma nello stesso tempo era orgogliosa di Carlo e voleva seguisse la sua strada. Dopo la sua morte, insieme al marito, fondò l’associazione La Catena per mantenere alta l’attenzione sul sacrificio dei ragazzi della squadra del turno “C”, che persero la vita. Ma anche per valorizzare il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e incentivare la cultura della legalità. Abbiamo promosso progetti di natura sociale, stiamo collaborando alla realizzazione di un docufilm in occasione del trentennale della strage, che sarà il prossimo anno, e ci stiamo battendo perché il 27 luglio diventi la Giornata di ricordo delle vittime del dovere del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Cosa pensa dei recenti sviluppi, culminati con le accuse a Rosa Belotti?

"Penso sia sempre positivo si parli di questa vicenda. A volte ho l’impressione che sia una storia un po’ dimenticata, una sorta di “strage di serie B“. Invece è un evento fondamentale della storia del Paese, un attentato terroristico di Cosa Nostra, l’epilogo di una scia di attentati che ha scosso tutta l’Italia. Non è da pensare come un evento a sé. Io credo che la vicenda Belotti possa contribuire a incastrare un altro tassello di puzzle. Non mi pronuncio su colpevolezza o innocenza: mi pare ovvio che lei respinga le accuse ma nello stesso tempo credo che chi la accusa non sia uno sprovveduto. Però c’è tanto altro da chiarire, a distanza di trent’anni, a cominciare dalle responsabilità dello Stato e dal contesto, politico e non, che creò le condizioni che portarono alle stragi. E alla morte di innocenti, tra cui mio cognato. Gli effetti di quella bomba, per noi familiari non sono mai passati".

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