Gabriele Marchesi non sarà consegnato all’Ungheria (almeno per ora): ai domiciliari a Milano fino al 18 maggio

Pestaggio ai neonazisti ungheresi: la Corte d’Appello rinvia la decisione sull’estradizione a Budapest del 23enne indagato insieme a Ilaria Salis

Gabriele Marchesi all'arrivo in Tribunale dove c'era il presidio contro la sua estradizione

Gabriele Marchesi all'arrivo in Tribunale dove c'era il presidio contro la sua estradizione

Milano, 13 febbraio 2024 –  La Corte di Appello di Milano decide che Gabriele Marchesi resterà ai domiciliari fino al 18 maggio con sospensione della consegna, in attesa che il Ministero della giustizia italiana chieda all’Ungheria se vi siano misure alternative al mandato di arresto europeo.

Non sarà dunque estradato a Budapest, almeno per ora, il 23enne indagato insieme ad Ilaria Salis con le accuse di lesioni pluriaggravate per la sua presunta partecipazione negli scontri del 10 febbraio 2023 nella capitale ungherese con i neonazisti europei alla vigilia del "Tag der Ehre", la Giornata del Ricordo. Sia la Procura generale che la difesa del giovane si erano opposti alla consegna.

La Corte di Appello, composta dai giudici Monica Fagnoni, Stefano Caramellino e Cristina Ravera, ha dunque chiesto di verificare, tramite Eurojust, altri strumenti di cooperazione internazionale differenti e alternative all'esecuzione del mandato di arresto europeo spiccato nei confronti del giovane milanese. La prossima udienza è fissata il 28 marzo.

Cosa succede ora

Marchesi resta dunque agli arresti domiciliari fino al prossimo 18 maggio, come termine ultimo, con la giustizia italiana che si riserva di decidere più avanti sulla richiesta di consegna del giovane da parte delle autorità ungheresi. Del procedimento verrà informata anche Eurojust che potrà intervenire depositando anche una relazione. Entro il 28 marzo, data della prossima udienza, le parti potranno depositare memorie e osservazioni.  

Gli avvocati

"Siccome dalle allegazioni e dai report risulta il rischio che Marchesi, se consegnato alle autorità ungheresi, potrebbe subire un trattamento disumano e contrario all'articolo 3 della Cedu, la Corte ha chiesto di fare valutare all’Ungheria, in base al principio di proporzionalità, se sia possibile invece del mandato d'arresto europeo applicare una misura diversa anche non detentiva che possa garantire la sua partecipazione al processo". Lo hanno spiegato gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, difensori del giovane.  

In sintesi

Con il provvedimento di oggi in sostanza si chiede al paese dell'Est Europa la rinuncia al mandato di arresto europeo e di indicare una misura alternativa alla consegna, al momento negata, del 23enne indagato.

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