La grande festa dell’Inter: 350mila tifosi in strada per celebrare la seconda stella

Il torpedone nerazzurro a passo d’uomo circondato dalla folla nerazzurra. Lautaro vince all’applausometro. Fan da tutta Italia per godersi la giornata dell’orgoglio. "Questa non ce la scorderemo proprio mai"

L’arrivo dei pullman della squadra Inter in piazza Duomo

L’arrivo dei pullman della squadra Inter in piazza Duomo

Milano – Una straordinaria festa di popolo. Nerazzurro. Un fiume di gente che non smette di accogliere affluenti lungo un percorso lunghissimo che taglia la metropoli a passo d’uomo in una domenica nuvolosa ma d’un tratto calda, anzi caldissima. È il corteo dell’Inter campione d’Italia per la ventesima volta, quella che ti fa cucire la seconda stella sul petto (per di più dopo un derby vinto a casa dei cugini) e che è destinata a rimanere per sempre nella memoria di un’ultracentenaria in gran forma chiamata Beneamata. Impossibile avere numeri certi, ma le stime che ipotizzano almeno 350mila tifosi da tutta Italia (tra i 40mila che attendono in Duomo e gli oltre 100mila al seguito in vari momenti) non vanno lontane dalla realtà, o forse la fotografano addirittura per difetto. Spuntano ovunque, alla partenza o lungo il tragitto che dalla periferia si snoda lentissimo fino al cuore della città, sotto gli occhi della Madonnina.

Al fischio finale della partita contro il Torino, piazzale dello Sport è già strapieno: agli spettatori che escono dallo stadio si sommano quelli che hanno pranzato a casa o con una salamella al paninaro, per poi prendere parte all’happening dell’orgoglio nerazzurro. Qualche minuto dopo le 16, i due pullman scoperti sbucano dalla pancia del Meazza: nel primo ci sono la squadra e mister Simone Inzaghi con lo staff. Gli annunciatissimi capipopolo sono Federico Dimarco con megafono in mano e Nicolò Barella che con i soliti occhiali da sole ricorda tanto la posa da meme nel post vittoria degli Europei 2021; in seconda fila, il difensore Francesco Acerbi ("Spaccali tutti, spaccali tutti", il coro personalizzato) e il capitano Lautaro Martinez, il più acclamato per distacco all’esame dell’applausometro. Pronti via, i due bus arrancano vistosamente nella ressa: la "scorta" in apertura dei poliziotti del Reparto mobile e il servizio d’ordine misto steward-ultrà regge a fatica l’urto, spingendo lontano chi rischia di ritrovarsi pericolosamente vicino alle fiancate per scattare una foto a Thuram.

I mezzi quasi si fermano davanti all’Ippodromo: è passata già mezz’ora e il ritardo sulla tabella della vigilia è evidente. "Arrivano? Li vedi?", si chiedono interdetti coloro che attendono sui muretti di viale Caprilli. "Mica hanno girato prima?", domanda una donna. No signora: anche volendo, l’autista non saprebbe proprio dove andare per dribblare il muro umano. Eccoli gli scudettati, oltre la rotonda del Chiringuito: spuntano di bianco vestiti tra fumogeni, bandiere e fuochi d’artificio. Approdare in piazzale Lotto è una splendida fatica per chi non vorrebbe mai smettere di urlare, costretto nel 2021 causa Covid ad accontentarsi di una mini sfilata in un’area transennata e di un fugace saluto alla squadra affacciata sulla cima di San Siro. Stavolta è diverso: Milano è nerazzurra, e lo vogliono gridare a squarciagola fino a notte fonda, quando Bastoni e compagni ricompaiono sul balcone di Terrazza 21, di fianco alla Galleria Vittorio Emanuele: si era detto alle 20.30-21, sono le 23 passate. Ma che importa…

La fantasia non conosce limiti: in viale Vigliani, una ragazza chiede senza giri di parole a Pavard di sposarlo, sollevando più che può uno striscione rosa. Sull’asfalto, qualcuno scorge tra i piedi i volantini di una nota esponente leghista, che evidentemente ha pensato bene di approfittare dell’occasione per fare campagna elettorale: "Inter campione, vota Sardone", lo slogan stampato sui cartoncini, che finiscono inesorabilmente calpestati da chi cerca scorciatoie per guadagnare posizioni. Poco lontano, ci sono tre trattori ("Siamo partiti da San Giuliano", raccontano fieri): su uno di loro è stata montata una sorta di statua di polistirolo di Calhanoglu, di quelle che sfilano sui carri del Carnevale di Viareggio. Il turco apprezza e ringrazia sventolando il tricolore. Qualsiasi pedana o piattaforma torna buona per immortalare il momento o saltare più vicino possibile ai propri beniamini, anche a rischio dell’incolumità personale: una ventina di giovani a petto nudo ha preso d’assalto un cantiere edile, a cavalcioni sui tubi; altri tre amici sono saliti sui bagni chimici per svettare e vedere meglio. Un cane col body nerazzurro saluta l’ingresso del pullman in viale Teodorico: è la strada più interista, almeno a giudicare dai vessilli che coprono i balconi e dai residenti felici affacciati alle finestre.

Le quattro corsie di corso Sempione non bastano ad aprire la strada agli autobus: c’è gente abbarbicata ovunque, persino sui semafori. E altri ancora, migliaia, attendono rumorosi all’incrocio con via Melzi d’Eril, all’ombra dell’Arco della Pace: "Per tutti quei chilometri che ho fatto per te...", ripetono. La squadra dovrebbe farne appena otto, ma non è affatto semplice contenere l’entusiasmo debordante. Più si va avanti e più il numero cresce: chi è già in viale della Liberazione, davanti alla sede del club di proprietà di Steven Zhang, manda foto che mostrano il ponte pedonale di Gae Aulenti strapieno e l’angolo con via Gioia straripante di persone, ben oltre il limite dei marciapiedi. Nel frattempo, i mezzi scoperti avanzano più rapidamente verso l’Arena Civica, altra tappa evocativa. I decibel si alzano ancora: è una serata che pare non avere limiti di spazio e di tempo, l’impressione è che i tifosi potrebbero restare ad aspettare fino alla mattina successiva, incuranti degli impegni di lavoro e della sveglia che incombe.

Naturalmente non mancano gli sfottò nei confronti dei rossoneri, che hanno dovuto cedere il passo nella partita più importante: la vittima preferita è l’odiato Theo Hernandez, che alcuni raffigurano come il barboncino di Dumfries dopo la presa al collo che ha mandato entrambi negli spogliatoi una settimana fa. Nessuno ha dimenticato l’esultanza di Zlatan Ibrahimovic del 2022: tanti gli striscioni dedicati allo svedese grande ex, alcuni impietosi altri divertenti. Il corteo è in centro: ormai sono le 21. Le tappe segnate sulla mappa prevedono il passaggio in piazza Repubblica, e poi dritti verso piazza Cavour. Quindi la passerella tra via Manzoni e piazza Scala, prima di giungere alla casella finale: piazza Duomo. Lì c’è un’altra marea umana, che si fonde in un abbraccio fisico e ideale con chi si è fatto tutta la strada. Una strada lunga, come quella che ha portato l’Inter alla seconda stella. Centosedici anni di gloria condensati in una notte sola. La giornata dell’orgoglio nerazzurro volge al termine, ma tutti paiono avere un pensiero chiaro nella testa: "Questa non ce la scorderemo proprio mai".

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