Fendenti per uccidere. Studente Erasmus accoltellato alle spalle da un quindicenne

Blitz dei carabinieri: preso l’autore del tentato omicidio di febbraio. La rapina fallita alla stazione di Bollate Centro, poi l’assalto armato. Arrestato pure un diciassettenne. Trovati gli abiti del terzo complice.

di NicolaPalma

Il raid nel sottopasso della stazione. In tre contro uno per strappargli cellulare e contanti. Poi la rincorsa e i fendenti alla schiena, sferrati per uccidere. Un assalto che poteva costare la vita alla giovane vittima, salvata dai medici del Niguarda con un’operazione d’urgenza per bloccare l’emorragia interna e ricucire i profondi squarci tra fianco e reni. A valle di un’inchiesta-lampo, durata circa un mese fa, i carabinieri della Compagnia di Rho hanno arrestato due dei presunti responsabili e perquisito l’abitazione del terzo complice: il più piccolo del gruppo, che non ha ancora compiuto 16 anni, è accusato del tentato omicidio a coltellate, mentre l’amico diciassettenne avrebbe solo partecipato alla rapina fallita; l’ultimo, sedicenne, è fortemente sospettato di aver fatto parte del gruppo di baby aggressori entrati in azione.

Ore 23 del 2 febbraio, siamo alla stazione di Bollate Centro, fermata di due linee del Passante ferroviario. Un venticinquenne indiano, a Milano per studiare Ingegneria al Politecnico con un progetto Erasmus, si imbatte nel trio: i ragazzini lo circondano e cercano di rubargli smartphone e soldi, ma lui resiste e prova ad allontanarsi a passo svelto. I tre lo inseguono, e dopo alcune decine di metri uno di loro lo raggiunge. Questione di secondi: spunta una lama, il quindicenne colpisce per due volte alle spalle, per poi scappare con i complici. Lo studente universitario si accascia a terra, tenendosi il fianco. I sanitari di Areu lo trasportano immediatamente al Niguarda: il primo intervento si rivelerà determinante per salvargli la vita. Pian piano, il venticinquenne si riprende, anche se alla fine decide di tornare in patria dalla famiglia per completare il percorso di cure. Nel frattempo, scattano gli accertamenti d’indagine dei militari del Nucleo operativo di Rho, guidati dal maggiore Daniela Nuzzo, che partono dalle descrizioni fornite dallo studente e da altri testimoni e soprattutto dall’analisi dei filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza installate sia all’interno dello scalo ferroviario che nelle aree limitrofe.

Quei frame forniscono una traccia da seguire, che poi viene messa a sistema con gli esiti della mappatura quotidiana delle presenze in quella zona di Bollate. Le perquisizioni offrono un’altra prova, altrettanto determinante: gli investigatori dell’Arma trovano gli indumenti che i tre indossavano quella sera, compreso il sedicenne per il quale al momento non sono state emesse misure cautelari (che, visti gli ultimi sviluppi, potrebbero arrivare a breve).

Al Beccaria sono finiti, invece, il quindicenne e il diciassettenne, entrambi italiani e con precedenti di polizia nonostante la giovanissima età: l’ordinanza di custodia in carcere è stata emessa dal Tribunale per i minorenni di Milano, su richiesta dei pm coordinati dalla procuratrice reggente Luisa Russo. Il primo dovrà rispondere di tentato omicidio e porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere, mentre il secondo di rapina aggravata in concorso. Solo quattro giorni fa, i carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno ammanettato un altro under 18, in quel caso un minore non accompagnato di 16 anni arrivato dal Marocco, bloccato in flagranza dopo aver preso a pugni un’imprenditrice coreana di 49 anni sulle scale di un parcheggio interrato di corso Matteotti per depredarla di un orologio Audemars Piguet da 55mila euro; il sedicenne nordafricano è stato anche accusato di resistenza a pubblico ufficiale per aver cercato di sottrarsi all’arresto sferrando un pugno allo zigomo destro del capo pattuglia dell’equipaggio intervenuto in zona San Babila poco dopo le 21 di lunedì scorso.

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