Febbre del Nilo, la Pianura Padana “hotspot del virus in Europa”. Ecco perché

Milano, Nicola Ferrari, docente della Statale, analizza l'impatto del cambiamento climatico sulla diffusione del West Nile e le ragioni della maggiore concentrazione in alcune aree

Una zanzara

Una zanzara

Milano, 20 luglio 2023 – “La Pianura Padana dal 2018 è diventata un hotspot di West Nile in Europa, è stata uno dei focolai più grandi a livello europeo. Il maggior numero di casi sono avvenuti proprio qui”. E' l'analisi di Nicola Ferrari, professore associato di parassitologia nel Dipartimento di Medicina veterinaria e Scienze animali dell'università Statale di Milano. "Non abbiamo analizzato il trend - prosegue l’esperto -, ma considerando umidità e temperatura, che sono i fattori determinanti nell'abbondanza delle zanzare, il mondo della scienza riflette sull'impatto del climate change. Ma c'è un altro aspetto che viene spesso dimenticato: a livello mondiale sarebbe interessante parlare di ‘global change’".

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Cambiamento climatico e West Nile

Il global change, come spiega l’esperto, si compone di due aspetti: oltre al climate change, c’è da tenere  conto del “land use change”, ovvero il cambiamento di uso del territorio. Elemento su cui si sta focalizzando l’attenzione. “Essendo il virus West Nile mantenuto da popolazioni di specie avicole e aviarie selvatiche – aggiunge Ferrari -, il cambiamento dell'ambiente determina anche una diversa abbondanza delle varie specie di uccelli. Se cambia la composizione delle specie, quindi l'abbondanza delle specie presenti sul territorio, e queste sono le specie responsabili del mantenimento del virus, non può non influire sul mantenimento e la diffusione della malattia". 

Caccia alle specie “serbatoi del virus”

Il problema, aggiunge Ferrari, è che ci sono tante specie e bisogna identificare quelle coinvolte, ma “non sappiamo al giorno d'oggi in Europa quali sono le principali colpevoli, i serbatoi" del virus. "Se sono specie che necessitano di copertura boscosa, o invece specie che necessitano di maggiore diversità agricola. Tutto questo - suggerisce l'esperto - può essere connesso alla presenza a spot di questa infezione, con concentrazioni di casi un anno in provincia di Varese, un anno in provincia di Padova". Cosa differenzia queste aree? E' la domanda chiave che può aiutare a risolvere il problema e su cui stanno lavorando i ricercatori.