Giuseppe Pellicanò in aula (LaPresse)
Giuseppe Pellicanò in aula (LaPresse)

Milano, 15 gennaio 2019 - Nessun pentimento ma solo la "vergogna per un'azione criminosa abnorme" da parte di Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario che, il 12 giugno del 2016, fece esplodere la palazzina dove viveva a Milano causando la morte di Micaela Masella, dalla quale si stava separando e della coppia di vicini di casa marchigiani, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, entrambi 27enni. E' questo quanto scritto dai giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale il 18 ottobre scorso hanno ridotto la sua condanna dall'ergastolo a 30 anni di carcere col rito abbreviato. I giudici non gli hanno tuttavia riconosciuto le attenuanti generiche, come chiesto dalla difesa che sottolineava la "sua spontanea confessione" e il buon comportamento sempre tenuto con le figlie di 7 e 11 anni, entrambe rimaste ferite nell'esplosione. L'imputato era accusato di devastazione e strage.

"Piu' che di resipiscenza - scrive la Corte - che non e' certo emersa dalle dichiarazioni rese nel corso delle indagini fornendo versioni parziali e contraddittorie, puo' parlarsi infatti di vergogna per il risultato davvero abnorme dell'azione criminosa posta in essere per dare sfogo al prepotente sentimento di rabbia e di vendetta che gli impediva di accettare la sconfitta del suo progetto di vita familiare". Quanto alla riduzione della pena, i giudici la motivano con un calcolo errato da parte dei giudici di primo grado. L'entita' dell'aumento della pena per il reato di devastazione (5 anni e sei mesi) decisa dal gup Chiara Valori in primo grado "e' eccessiva" e, per questo, spiegano i giudici, "si ritiene congruo limitare l'aumento a cinque anni, considerato che il reato di devastazione e' stato comunque conseguenza diretta di un'unica azione individuale posta in essere dal solo Pellicano'".

Secondo le indagini, il movente della strage fu la depressione nella quale piombo' Pellicanò alla prospettiva della separazione dalla compagna e madre dei suoi figli. Una perizia svolta in primo grado aveva stabilito che l'uomo era affetto da un vizio parziale di mente quando, nella notte tra l'11 e il 12 giugno del 2016, svito' il tubo del gas nel suo appartamento causando la deflagrazione, circostanza confessata da Pellicano' subito dopo l'arresto. Davanti agli inquirenti, aveva spiegato di ricordare solo "per fotogrammi" quello che era successo, anche a causa degli psicofarmaci assunti contro l'ansia e l'insonnia.