Due operai morti per l’azoto. Tutti gli imputati patteggiano

Sono in sei, tra persone e società: nel terribile incidente persero la vita un 42enne e un 46enne

Due operai morti per l’azoto. Tutti gli imputati patteggiano

Per la morte di Jagdeep Singh e Emanuele Zanin gli imputati sei tra persone e società hanno patteggiato pene tra 12 e 16 mesi e multe che vanno da 30mila a 120mila euro

Per la morte di Jagdeep e Emanuele gli imputati, sei tra persone e società, hanno tutti patteggiato pene tra 1 anno e 1 anno e 4 mesi e a multe che vanno dai 30mila ai 120mila euro. Ad accogliere i patteggiamenti è stata la gup Sara Cipolla nell’ambito del procedimento per omicidio colposo istruito dal pm Paolo Filippini a carico di Luciano Ravera, amministratore delegato di Humanitas Mirasole spa, Giulio Mario Bottes della Sol spa, che si occupava delle forniture di azoto, e Ivan Pe della Autotrasporti Pe, di cui erano dipendenti le due vittime. Indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche le tre società che hanno risarcito i familiari dei due operai e le associazioni che si sono costituite parti civili come l’Anmil e Medicina Democratica. Le pene inflitte con la sospensione condizionale sono state 1 anno per Ravera, 1 anno e 2 mesi per Pe e 1 anno e 4 mesi per Bottes. Jagdeep Singh, 42 anni indiano residente a Piancogn, e Emanuele Zanin, 46 anni bresciano, sono i due operai che hanno perso la vita in un terribile infortunio sul lavoro avvenuto il 28 settembre 2021 a Pieve Emanuele nel campus universitario di Humanitas University, prima di morire hanno perso i sensi a causa di quel gas inodore. Erano arrivati con un camion cisterna per riempire di azoto il serbatoio destinato alla conservazione nella criobanca di cellule nel campus di ricerca dell’ospedale. L’azoto liquido è un fluido criogenico, ha un punto di ebollizione intorno ai -196 gradi, che si trova allo stato liquido nel campo di temperature tra circa -210 °C e -195 °C. Viene utilizzato per il raffreddamento di apparecchiature scientifiche, per la crioconservazione di campioni biologici, e per altri processi nei quali è necessario ottenere o conservare temperature estremamente basse. Non è rilevabile in quanto incolore ed inodore, allo stato di gas di per sé non è tossico, però può saturare un ambiente chiuso riducendo la percentuale di ossigeno. Quello che sarebbe accaduto quel giorno facendo perdere i sensi e provocando la morte per asfissia. A quanto emerso dalle indagini fra l’altro l’Inail aveva bocciato quel serbatoio di azoto. Un serbatoio di seconda mano montato quasi cinque metri sotto terra anziché all’esterno, per mitigare l’impatto estetico che avrebbero dovuto imporre un rigido confinamento della zona e l’utilizzo di autorespiratori e altri dispositivi di sicurezza per i lavoratori.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro