Taffo e l’umorismo “nero” su Chiara Ferragni: perché l’ultimo post dell’agenzia funebre fa discutere

Il famoso servizio di pompe funebri ha ironizzato sulla crisi d’immagine che ha colpito la influencer dopo gli scandali sulla finta beneficenza e le inchieste per truffa

Chiara Ferragni e, a destra, il post pubblicato dall'agenzia funebre Taffo

Chiara Ferragni e, a destra, il post pubblicato dall'agenzia funebre Taffo

“Se ora Chiara sponsorizzasse bare non morirebbe più nessuno”, con sotto una scintillante bara rosa. È questo l’ultimo discusso post pubblicato sui socia media dall’agenzia funebre Taffo riferito a Chiara Ferragni e alla sua fallimentare strategia per affrontare la crisi d’immagine che la vede protagonista a seguito degli scandali legati alla finta beneficenza e alle inchieste che la vedono indagata per truffa.

Da diversi anni, l’agenzia Taffo utilizza efficacemente sui social media una strategia di marketing di taglio umoristico, spesso molto “nero”, per parlare della morte e per vendere i suoi servizi. Il social media manager dell’agenzia, Riccardo Pirrone, aveva commentato il primo video di scuse della Ferragni dopo lo scandalo “una pezza peggiore del buco”.

A distanza di quasi due mesi, le cose per l’influencer più famosa d’Italia sembrano peggiorare: diverse aziende hanno rescisso i contratti con lei e persino l’hotel dove lei ha trascorso le vacanze aveva dovuto rimuovere dalle proprie pagine social le foto che Ferragni ha pubblicato dall’albergo a causa della valanga di critiche e insulti ricevuti (una volta quelle foto sarebbero valse migliaia e migliaia di euro). In questo momento, quella che fu regina dei social appare sempre più radioattiva: ogni attività di marketing che tocca si trasforma in un disastro. 

I commenti al post di Taffo sono per lo più positivi. C’è chi scrive “pensati morta (o morto)”, ricordando il vestito che Ferragni indossava a Sanremo (l’originale era “pensati libera”), e chi, riferendosi al logo del suo marchio di moda, ironizza: “L’occhio non si vede perché è chiuso per sempre?”. Ma c’è anche qualcuno che critica l’approccio: “Viviamo in un mondo di truffatori. Penso che troppo accanimento nemmeno vada bene, la gente si suicida”.

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