Biopiattaforma di Sesto San Giovanni promossa. Ma Cologno Monzese si sfila

Primo bilancio dell’impianto di via Manin: fino a febbraio 2024, a fronte del trattamento di 11mila tonnellate di scarti si sono generati oltre 400mila metri cubi di biometano. Uno dei soci fondatori abbandona

Sesto San Giovanni, 5 aprile 2024 – Fino a febbraio 2024 sono state trattate circa 11mila tonnellate di frazione umida, con l’immissione nella rete locale Unareti di oltre 400mila metri cubi di biometano. L’obiettivo è quello di trasformare in bioenergia le oltre 30mila tonnellate di rifiuti all’anno, per produrre fino a 2,7 milioni di metri cubi di biometano, sufficienti a soddisfare la domanda di energia pulita e rinnovabile di 1.700 famiglie.

La biopiattaforma; nel tondo, Roberto Di Stefano
La biopiattaforma; nel tondo, Roberto Di Stefano

È quanto emerge dall’avvio del trattamento Forsu nel primo bilancio della biopiattaforma di via Manin, a Sesto San Giovanni, il primo impianto simile realizzato in Italia, che vede la gestione da parte della società ZeroC, nata dai Comuni soci e dal Gruppo Cap Holding. I lavori erano stati avviati nel 2019 e hanno portato alla creazione del primo polo nazionale di simbiosi industriale tra depuratore e termovalorizzatore.

Le prossime tappe

Ora il piano industriale procede spedito e vede come prossimo passo la realizzazione della linea fanghi, per ottenere calore, energia elettrica e fertilizzanti a partire dai fanghi di scarto dalla depurazione delle acque: questa seconda struttura sarà a regime nel 2026.

“Oggi è importante ribadire l’impegno di tutti i soci nel rafforzare il controllo pubblico del progetto che ha già dimostrato di funzionare e di generare valore e che non vorremmo vedere finire in mano a operatori privati. Nelle prossime settimane incontrerò i miei colleghi per definire una strategia che rafforzi il piano industriale in accordo con Gruppo Cap”, ha annunciato il sindaco Roberto Di Stefano. Il progetto della biopiattaforma prosegue, continuando a garantire le compensazioni destinate ai Comuni per la quota di frazione organica dei rifiuti trattata nell’impianto.

Cologno saluta

In merito alle evoluzioni in corso, Gruppo Cap ha consultato anche il Rab (Residential Advisory Board), il consiglio consultivo della comunità locale, la cui creazione è avvenuta nel 2019, all’avvio del progetto. Nonostante un cronoprogramma in linea con le previsioni e un primo bilancio positivo, ZecoC ha però perso un primo pezzo: uno dei soci fondatori, il Comune di Cologno Monzese, ha infatti deciso di uscire dalla compagine societaria.

Una scelta, sottolineano l’amministrazione di Sesto e il Gruppo Cap, che è stata assunta unilateralmente e che non ha tenuto conto delle conseguenze per gli altri soci e per i progetti comuni che si stavano portando avanti. “Riconosciamo il diritto di ogni municipio di valutare le proprie priorità e strategie. Tuttavia, rimane la delusione per una scelta che arriva all’improvviso e senza alcuna possibilità di confronto, nonostante una collaborazione che è stata caratterizzata da anni di impegno reciproco e dalla condivisione di risorse per il beneficio di tutte le nostre comunità - commenta Alessandro Russo, amministratore delegato di Gruppo Cap -. Nonostante questa decisione, si tratta di un piano industriale in cui crediamo e siamo aperti alle proposte dei Comuni soci per rafforzare il progetto di Biopiattaforma. Con il Comune di Cologno Monzese, ci auguriamo che in futuro si possano trovare soluzioni che rispettino gli interessi di tutte le parti coinvolte”.

Reazione dura

Il progetto iniziale resta, così come l’obiettivo di proseguire nel generare valore per il territorio. “Siamo convinti che il successo di un progetto come la biopiattaforma dipenda dalla solidarietà e dalla cooperazione delle amministrazioni comunali coinvolte e dalla coerenza nelle scelte e nelle decisioni - conclude Di Stefano -. Non nascondo il mio disappunto e quello degli altri colleghi sindaci per la decisione unilaterale del Comune di Cologno Monzese di ritirarsi dalla nostra collaborazione. Una scelta che genera un danno ai cittadini, come decidere di far venire meno il conferimento dei propri rifiuti e, quindi, mettere volutamente in crisi il meccanismo dell’in-house. Si tratta, evidentemente, di un tema di responsabilità a più livelli, ma ci sarà tempo di affrontarlo nelle sedi opportune”.  

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