Un bus della linea 67 «assaltato» in via Quinto Romano
Un bus della linea 67 «assaltato» in via Quinto Romano

Milano, 12 novembre 2019 - Il blitz alla fermata della 67 . I colpi esplosi da una pistola a salve. La fuga. E una dinamica che ricorda sinistramente quella andata in scena lo scorso 28 giugno, quando un ragazzo di 21 anni, sempre nella stessa zona, mirò alle gomme di un autobus della 76. Il raid di ieri si è verificato alle 9.40, a bordo dell’autobus Atm che copre la tratta piazzale Baracca-via Scavini. Alla fermata di Quinto Romano, un uomo è salito a bordo, ha sparato con una scacciacani ed è fuggito subito, lasciando atterriti i passeggeri che in quel momento si trovavano sul bus della 67. Il conducente ha dato l’allarme alla centrale operativa, e nel giro di pochi minuti sono arrivati sul posto gli uomini della security Atm e delle forze del’ordine; la caccia all’uomo è scattata immediatamente, nel tentativo di riuscire a risalire all’autore del gesto nel più breve tempo possibile.

Un episodio identico era avvenuto poco più di quattro mesi fa nello stesso punto. Quella volta, un giovane, poi identificato per un ventunenne che abita nella zona, era sceso dal mezzo pubblico della linea 76 (che ha in comune con la 67 una parte del tragitto) in via Quinto Romano angolo via Budrio, si era girato di scatto e aveva sparato una decina di colpi con una scacciacani modello Gluck. Sin da subito , i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Magenta avevano capito che il fuggitivo aveva utilizzato un’arma finta (non c’erano segni di alcun tipo né sugli pneumatici né sulla carrozzeria dell’autobus) e soprattutto che l’accaduto andava ricondotto all’azione di uno squilibrato e non a un atto di matrice terroristica. La conoscenza del territorio aveva consentito ai militari di giungere nel giro di poche ore all’identificazione del presunto responsabile: un ventunenne già noto agli archivi per un precedente per minacce, residente con i genitori a poche decine di metri dalla fermata della 76. La perquisizione nell’appartamento aveva fatto scoprire un vero e proprio arsenale: oltre alla riproduzione della semiautomatica di fabbricazione austriaca (con relativo munizionamento di 40 cartucce a salve), gli investigatori dell’Arma avevano scovato un’altra scacciacani simile a una pistola a tamburo con due cartucce a salve, un machete, sette coltelli di cui quattro a farfalla e tre multiuso, un taglierino con impugnatura artigianale e un tirapugni. «Ho litigato con i miei amici, in quel momento ero arrabbiato con il mondo», si era giustificato lo sparatore, denunciato per interruzione di pubblico servizio, procurato allarme ed esplosioni pericolose.