Gruppo Armani e caporalato, il calciatore Alessandro Budel amministra una delle ditte coinvolte nell’inchiesta: non è indagato

L’ex allenatore è amministratore delegato dell’azienda di famiglia Manifatture Lombarde Srl. La società farebbe parte del sistema di sfruttamento sotto indagine da parte della procura di Milano

L'ex calciatore Alessandro Budel e, a destra, uno dei laboratori-dormitorio abusivi dove venivano prodotti gli accessori Armani

L'ex calciatore Alessandro Budel e, a destra, uno dei laboratori-dormitorio abusivi dove venivano prodotti gli accessori Armani

Il nome dell’ex calciatore Alessandro Budel è finito negli atti dell’inchiesta per caporalato e sfruttamento di operai cinesi che ha portato il Tribunale di Milano a sottoporre ad amministrazione giudiziaria il gruppo Giorgio Armani Operations Spa. Budel, che è stato anche allenatore e commentatore sportivo, è amministratore delegato dell’azienda di famiglia Manifatture Lombarde Srl, una delle due aziende che farebbero parte della rete di appalti, subappalti e opifici abusivi coinvolti nell’inchiesta. Budel non è indagato per alcun reato, così come non sono indagati né i dipendenti né i vertici del gruppo Armani. 

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Prima di “convertirsi” al mondo dell'imprenditoria, ha giocato in alcune squadre come il Cagliari, il Torino e il Brescia. L’ex centrocampista, che ha appeso la maglia al chiodo nel 2017, è stato anche una voce di Dazn.

L’azienda di famiglia sarebbe una società appaltatrici incaricate di produrre accessori e borse per il brand del lusso, ma “non ha un reparto produzione”. Pertanto, secondo i magistrati, ha subappaltato i lavori a opifici abusivi dove lavoravano operai cinesi sfruttati e pagati in nero, costretti a vivere in “condizioni alloggiative degradanti” e a fare orari di lavoro massacranti, fino a “14 ore al giorno, anche nei festivi”.

Nei laboratori, gli ispettori hanno scoperto anche situazioni caratterizzate da “pericolo per la sicurezza”. Nelle macchine usate nei laboratori erano state eliminate numerose protezioni “al fine di aumentare la velocità di produzione del macchinario a discapito dell'incolumità dell’operatore”.