Addio ad Angelo Stoppani. Dagli inizi come garzone di bottega all’epopea di Peck, il “cervelé di sciuri” famoso nel mondo

Lo storico proprietario della gastronomia di lusso è mancato a 86 anni. Il ricordo del fratello Lino: “Quella volta che lo zio prete suggerì una salumeria al posto della fabbrica per non farlo bestemmiare”

Davanti, Lino e Angelo Stoppani. Dietro Gualtiero Marchesi e il genero Enrico Dandolo
Davanti, Lino e Angelo Stoppani. Dietro Gualtiero Marchesi e il genero Enrico Dandolo

Milano, 3 dicembre 2024 – Se Peck oggi è quello che è lo si deve, per gli imprevedibili scherzi del destino, a un sacerdote bresciano degli anni Cinquanta. Zio di un ragazzino destinato al lavoro di fatica per mantenere la famiglia povera e numerosa, sconsiglia l’assunzione alla fabbrica Oem: “Altrimenti inizia a bestemmiare”. Quel ragazzino era Angelo Stoppani. E tutto quello che succede dopo è l’inizio di una storia straordinaria. 

Angelo Stoppani è stato il “papà” di Peck, regno della gastronomia di lusso, il “cervelé di sciuri” famoso in tutto il mondo. È morto ieri, 2 gennaio, a 86 anni lasciando due figli. Dei quattro fratelli Stoppani (su sette, tutti maschi) che hanno fatto la storia di Peck è rimasto solo Lino, il più giovane. Remo è mancato nel 2017, Mario nel 2021. E ora il maggiore, quello che ha trascinato tutti loro da Corticelle Pieve a via Spadari. Da un destino nei campi bresciani all’olimpo dell’imprenditoria, quella fatta bene, che non spreca ma si sacrifica e investe.  Angelo se n’è andato poco dopo Natale: l’ha passato in un letto d’ospedale, proprio lui che negli anni d’oro si chiudeva in negozio con i Morti e ne usciva il 25 sera. Perché a Milano Natale e Peck fanno rima.  

Angelo Stoppani
Angelo Stoppani

Ma andiamo con ordine, seguendo il filo dei ricordi – tantissimi – del fratello Lino, che è anche presidente Fipe. “Se Angelo ha fatto il salumiere è stato per caso. D'altra parte ai tempi, nelle nostre zone, i ragazzi avevano due strade: lavorare nei campi o in fabbrica”. Scartata la seconda per evitare che il giovanissimo Angelo impari a imprecare, si decide per mandarlo a bottega da un salumiere di Brescia, non meno avvezzo alla blasfemia. “Faceva tutti i giorni in bici dodici chilometri. Ogni sera la mamma gli lavava l’unica camicia bianca che aveva”. A 17 anni, lui e Mario (di due anni più giovane), partono per tentare la fortuna a Milano. È il ‘56.

Angelo viene dalla campagna, ha le scarpe sporche, si vergogna a camminare in Galleria Vittorio Emanuele, ma ha grinta e voglia di riscatto. Due anni dopo i fratelli acquistano il primo negozio in via Montepulciano. “Gli piaceva raccontare che firmarono così tante cambiali da tappezzare l’autostrada Milano-Brescia andata e ritorno per quattro corsie".

Hanno appena 19 e 17 anni ma sono due intraprendenti in una città generosa con chi ci mette cuore e impegno. Nel ‘62 vendono per comprare altrove, in via Ponte Vetero dove oggi c’è Rossi & Grassi, “che erano due loro dipendenti”. Intanto è arrivato anche il terzo fratello, Remo. Nel 1970 la seconda sliding door della vita di Angelo: i fratelli Grazioli, originari di Retorbido, propongono ai fratelli Stoppani di comprare Peck, gastronomia fondata nel 1883 da Francesco Peck, salumiere di Praga. Tra fratelli della provincia approdati in città si intendono e così l’affare è fatto.

Inizia l’epopea di Peck come la conosciamo: le esportazioni, le aperture in giro per il mondo. Da Peck ha comprato chiunque a Milano. L’alta borghesia, certo, ma anche l’uomo comune. “Sotto Capodanno vendevamo quintali di cotechini e zamponi a prezzi vantaggiosi. Anche Umberto Agnelli comprava il cotechino da Peck. Certo, se volevi il caviale...”. Certo, bisognava pagare. “I nostri clienti erano esigenti ma anche competenti. Come il dottor Tagliabue, petroliere, che era in grado di distinguere il lesso fatto con bovino femmina da quello con bovino maschio”. Competenti i clienti, maniaci della qualità i commercianti. 

Dopo un’esperienza in banca, nell’80 arriva pure Lino. “E iniziano i nostri 33 anni insieme”. Il fratello laureato in economia viene chiamato al momento giusto: i muri dell’attività sono in vendita e la famiglia deve decidere se indebitarsi o no. Gli Stoppani alla fine acquistano ed è la loro fortuna: oggi che in Peck non hanno più nulla da dire (nel 2013 cedono tutto a Pietro Marzotto), i locali sono loro. 

“Mio fratello aveva la quarta elementare ma sapeva e capiva molto più di me. È stato il mio maestro”, dice Lino. Sono anni rutilanti, di occasioni e crisi: le proteste degli anni ‘70, l’arrivo della grande distribuzione, tangentopoli, il commercio online. Angelo anticipa i tempi, ammortizza i colpi e si reinventa sempre investendo nell’azienda, convinto com’è che “le imprese ricche fanno famiglie ricche e non viceversa” e che “i soldi alimentano i vizi”. Ancora Lino: “I miei fratelli erano parsimoniosi nei dividendi, il denaro veniva investito per migliorare, il negozio è stato ristrutturato nel ‘74 e poi nel ‘96”. Con gli Stoppani Peck vola in Giappone, a Dubai, a Singapore. Diventa il brand del buon mangiare italiano. “È stata una storia di tantissimo lavoro e altrettante soddisfazioni, i miei tre fratelli hanno avuto visione e perseveranza”. L’Angelo, arrivato a Milano con le scarpe sporche, nel 2003 diventa Cavaliere del lavoro. “Ne era orgogliosissimo”. 

Milano ha dato ad Angelo e i suoi fratelli tutto. Ma le origini non si tradiscono: “Quasi ogni domenica andavamo a Corticelle Pieve, anche per tessere relazioni istituzionali nella casa dei nostri genitori”. Angelo Stoppani sarà seppellito nella cappella di famiglia lì dove tutto è iniziato, grazie a un prete un po’ bacchettone.  

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