Diana, morta a 18 mesi. Per Alessia Pifferi il pm chiede l’ergastolo: "Pensava a divertirsi"

"Un’assassina che si preoccupava solo della sua relazione sentimentale ". La difesa della donna: "Non sono un mostro. Io, violentata a 16 anni". Il ricordo della bimba: "Sto già pagando il carcere a vita per averla persa"

Alessia Pifferi con Alessia Pontenani

Alessia Pifferi con Alessia Pontenani

Milano – Ergastolo per Alessia Pifferi: "un’assassina che ha pensato soltanto a tenere in piedi la sua relazione sentimentale e poi a come ottenere uno sconto di pena". Lo ha chiesto il pm Francesco De Tommasi a conclusione di una requisitoria durata oltre cinque ore. L’accusa è omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dalla relazione parentale con la vittima, la piccola Diana, la sua bimba di 18 mesi appena lasciata morire di stenti. La Pifferi, 38 anni, è in carcere dal luglio di due anni fa.

L’udienza ha preso il via con le dichiarazioni spontanee della mamma killer: "Non ho mai voluto far del male a mia figlia, non l’ho uccisa, non mi è mai passato per la mente di uccidere mia figlia, non è stata una cosa premeditata. Non sono né un assassina né un mostro, sono solo una mamma che ha perso sua figlia. Se fossi stata curata, sarei oggi ancora con Diana e non in questa situazione".

La Pifferi ha poi parlato della sua infanzia dopo che la Corte ha rigettato la richiesta di integrazione di perizia proposta dal suo avvocato Alessia Pontenani e dichiarato chiusa l’istruttoria dibattimentale. "Sono sempre stata una bambina isolata e non avevo amici della mia età – ha detto davanti al presidente Ilio Mannucci Pacini in corte di Assise –. Mio papà era violento con la mamma e io assistevo a queste scene". E ancora: "Ho avuto un’infanzia difficile, sono stata violentata a 16 anni (e poi indica il nome della persona e l’indirizzo di casa del presunto violentatore) ma non lo mai detto a nessuno per paura di non essere creduta".

Pifferi ha ricordato anche l’abbandono degli studi: "La mamma mi ha tolta da scuola mentre frequentavo un corso da Oss. Non ho potuto riprendere gli studi come avrei voluto per accudire mia madre che aveva avuto un grave incidente". Ha aggiunto poi che non è stato facile parlare: "Sto già pagando il mio ergastolo avendo perso la mia bambina che amavo. Non c’è giorno, né minuto in cui non pensi a Diana. Per come è venuta al mondo, all’improvviso, l’ho accettata ed è stata il più regalo che la vita potesse darmi".

La 38enne ha poi raccontato anche delle sue difficoltà legate alla vita nel carcere di San Vittore: "Non posso fare nulla, sono sempre chiusa in cella e questo mi sta facendo uscire di testa". E anche delle violenze psicologiche subite dalle altre detenute che al mattino le gridano: "Buongiorno assassina". Ma per il pm Francesco De Tommasi Pifferi non è mai stata pazza: "Utilizza le bugie per eludere gli ostacoli che la vita le pone di fronte ogni giorno, e per soddisfare i tanti desideri che ha e per i quali cerca di apparire diversa". E racconta: "Presa dai morsi della fame, la bimba ha cercato di mangiare il pannolino mentre la madre era fuori a divertirsi, era corsa dal suo compagno e l’aveva lasciata sola sapendo che poteva morire".

«A nemmeno 18 mesi, è morta di fame e sete dopo sofferenze atroci e terribili: era supina nella culla, gli occhi infossati, la bocca scura, segni già di decomposizione alle mani e piedi, dettagli della mortificazione di una bambina". E ancora De Tommasi: "Avrebbe avuto mille modi per salvare la vita della figlia, ma era fuori a divertirsi e Diana muore sola e viene trovata solo sei giorni dopo. Una volta in casa, Pifferi la solleva e la lava, le cambia il vestitino e la ripone all’interno della culla, poi lancia l’allarme chiamando una vicina, ma non c’è più niente da fare. Allora l’unico desiderio dell’imputata era alimentare la sua relazione amorosa, come oggi il suo unico scopo è eludere le conseguenze delle sue azioni di cui è assolutamente consapevole" aggiunge il pm "certo che Alessia Pifferi e la sua difesa chiederanno clemenza alla corte per evitare il massimo della pena". Per il rappresentante della Procura la 38enne "non merita alcuna attenuante perché il fatto non ha nessuno tipo di giustificazione e nel corso del processo ha recitato con arroganza ed egocentrismo".

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