Lodi, uccise il commercialista per la casa finita all’asta: 16 anni al contadino

Condannato l’agricoltore Francesco Vailati che accoltellò a morte Antonio Novati, professionista milanese

Il luogo dove venne rinvenuto il cadavere di Antonio Novati, commercialista di 75 anni

Il luogo dove venne rinvenuto il cadavere di Antonio Novati, commercialista di 75 anni

Lodi, 6 febbraio 2024 – Sedici anni di carcere. Francesco Vailati, l’agricoltore di 61 anni accusato di aver accoltellato a morte il 20 aprile dello scorso anno il commercialista di 75 anni Antonio Novati, è stato giudicato colpevole. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Lodi Francesco Salerno lo ha condannato con rito abbreviato a 16 anni di reclusione. Il giudizio è stato emesso ieri mattina e rispecchia la richiesta del pubblico ministero Alfonso Serritiello, titolare dell’indagine, che nella propria requisitoria aveva parimenti avanzato un’istanza di condanna di oltre tre lustri.

L’omicidio era scaturito da questioni legate alla casa padronale all’interno della Cascina Passerina di Lodi, dove Francesco Vailati aveva vissuto per tutta la vita e che era finita all’asta.

Novati, commercialista di Vizzolo Predabissi, con studio a Milano e Melegnano, aveva avuto il compito su delega del Tribunale di Lodi di notificare all’agricoltore la data in cui avrebbe dovuto lasciare immobile e terreno, aggiudicati all’asta giudiziaria per il mancato saldo delle rate di un mutuo contratto anni prima. Secondo le indagini l’omicidio avvenne nel perimetro della cascina, forse al culmine della rabbia dell’agricoltore che vedeva dissolversi in un attimo tutto quello che aveva costruito nella vita. Un uomo descritto come tranquillo, Vailati si era trasformato improvvisamente in un assassino.

In pochi istanti, la discussione era degenerata a colpi di coltello sferrati alla schiena e all’addome della vittima. Successivamente il corpo di Novati era stato caricato sull’auto che Vailati aveva a disposizione e trasportato in aperta campagna, nel comune di Massalengo, dove fu abbandonato.

L’agricoltore nelle settimane successive all’arresto si era dichiarato innocente e aveva pure tirato in ballo un uomo di origini sudamericane che viveva all’interno del complesso cascinale, sottolineando che gli inquirenti avrebbero dovuto rivolgere le attenzioni su di lui. Successivamente scagionato dalla Procura, ora potrebbe pure presentare nei confronti del 61enne una denuncia per calunnia. I familiari del commercialista si sono costituiti parte civile ed è stata loro riconosciuta una provvisionale di centomila euro.