Settantadue giorni di positività non sono bastati per evitare di essere reinfettata
Settantadue giorni di positività non sono bastati per evitare di essere reinfettata

Mulazzano (Lodi), 5 dicembre 2020 - Un incubo che è tornato dopo sei mesi. La storia è di una 41enne di Mulazzano, Comune nel Nord della provincia di Lodi, non lontano da Melegnano, commessa in centro commerciale, che è tornata positiva al Covid da pochi giorni dopo averlo contratto durante la prima ondata, riuscendo a tornare negativa solo a fine maggio dopo 72 giorni di positività.

Un’esperienza terrificante, oltre che per i sintomi, soprattutto per i quasi due mesi e mezzo trascorsi lontano da suo figlio. Domenica scorsa poi la doccia gelata: la donna ha iniziato ad avvertire alcuni sintomi riconducibili al contagio da coronavirus. "Ho subito capito che qualcosa non andava: oltre ad avere qualche linea di febbre, ho perso olfatto e gusto", racconta la 41enne lodigiana, già colpita dal virus il 13 marzo scorso con una polmonite che è riuscita a curare direttamente a casa. "I sintomi del nuovo contagio per fortuna sono molto più leggeri rispetto a quando ho avuto il Covid la prima volta – dice –. In questi mesi ho continuato a fare solo casa e lavoro, ma non è bastato a salvarmi. Ora resto nel mio appartamento per cercare di recuperare il prima possibile. Questo incubo sembra non finire mai".

Quello che le resta oggi di quella terribile esperienza durata oltre due mesi, è la "coda del Covid", i sintomi che accomunano le persone che sono riuscite a guarire. "Ho vuoti memoria, affanno e spesso un peso sul petto – spiega la donna –. Quello che voglio capire è se migliorerò. Nessuno riesce a darmi risposte". In questa secondo ondata, però, restano le difficoltà organizzative per poter accedere al tampone gratuito. La donna spiega che il suo medico di base non è riuscito a prenotarle il test molecolare attraverso il portale di Ats di Milano, costringendola ad andare a pagamento. "Il medico di base mi ha detto che a Mulazzano ci sono altre persone che, come me, si sono reinfettate dopo pochi mesi – racconta la donna –. E in tutti questi casi il sistema non permetteva di poter prenotare il tampone gratuito. Ho dovuto pagare per togliermi questo problema. È l’ennesima beffa".

La stessa anomalia è stata riscontrata anche dal presidente dell’Ordine dei medici di Lodi Massimo Vajani. "Probabilmente il medico di base della signora non avrà digitato ”Fine quarantena” nel sistema Ats che abbiamo a disposizione – spiega Vajani –. In quel caso, è capitato anche a me, il sistema non permette di aggiungere nuovamente lo stesso nome che già risulta erroneamente nella lista dei positivi".