Le maestre d’integrazione: "Scuola d’italiano agli stranieri. Ma finiamo per adottarli"

Volontarie da vent’anni a Tavazzano cinque tra casalinghe, pensionate e una psicologa. Il percorso formativo diventa così un’opportunità per trovare nuove strade in Italia.

Le maestre d’integrazione: "Scuola d’italiano agli stranieri. Ma finiamo per adottarli"

Le maestre d’integrazione: "Scuola d’italiano agli stranieri. Ma finiamo per adottarli"

Imparano l’italiano, ottengono documenti regolari, prendono la patente, trovano un lavoro, vanno a vivere da soli e "alla fine, riconoscenti, diventano volontari e aiutano altri immigrati a integrarsi e a trovare la loro strada". È il bilancio, vent’anni dopo i primi aiuti, del lavoro svolto da un gruppo di volontarie di Tavazzano che, partite con i corsi gratuiti d’italiano per stranieri, hanno letteralmente “adottato“ i loro allievi trasformando un percorso formativo in un’opportunità per la vita. In azione instancabili e generose volontarie che arrivano anche agli 86 anni come Anna Rosa Galbiati, pensionata, e poi Muriel Carlier, 67, casalinga; Marinella Zavaglia, 64, pensionata; Annamaria Sgorlon, 41, psicologa e docente; Marinella Pertusati, 63 anni, casalinga.

"Tu gli regali il tempo e un pezzo d’Italia, loro ti lasciano il cuore e chiamano i figli con il tuo nome – chiarisce Sgorlon – Si tratta di un’iniziativa di volontariato partita tra cittadini per garantire l’insegnamento dell’italiano agli stranieri che arrivano dalle situazioni più disparate e da diversi Paesi del mondo. Le lezioni, circa un’ora e mezza a settimana, vengono svolte alla scuola Don Milani, di giorno per i ragazzi e la sera invece, in biblioteca, per gli adulti. Alla fine di ogni anno si fa una festa che, nei giorni scorsi, ha visto la consegna dei diplomi di partecipazione. La lingua per loro è un grande ostacolo, ma non solo".

"Spesso – punta il dito Annamaria Sgorlon – vengono accusati di non sapersi integrare perché nessuno spiega loro come essere gentile qui, come dimostrare riconoscenza, quali sono le regole della convivenza, spesso diverse dai paesi da cui provengono. Noi facciamo tutto questo con molta semplicità, come in una grande famiglia, e riceviamo in cambio un cuore immenso. Un ragazzo ha persino dato il mio nome alla propria bambina e ho pianto per la commozione". "C’è chi ti chiede di fargli fare le guide prima dell’esame o di accompagnarlo ai colloqui di lavoro – racconta Sgorlon – Chi vuole a tutti costi sapere quali sono le nostre buone maniere, chi riesce ad andare a vivere da solo trovandosi un impiego e chi, dopo aver ricevuto tanta attenzione, sceglie di regalarne altrettanta e diventa volontario del gruppo, aiutandoci ad accogliere nuovi stranieri".

Il progetto, che mira all’inclusione e alla spontaneità, ha quindi un forte impatto sulla vita di tanti immigrati che cercano nuove strade in Italia. Per informazioni: 334/9044743.

Paola Arensi