LAURA DE BENEDETTI
Cronaca

Lodi, infermieri di Terapia intensiva spostati in altro reparto. L’allarme: "Gravi rischi per noi e per i pazienti"

All’ospedale Maggiore viene tolto un professionista durante la notte. "Nel momento più delicato"

L'ospedale Maggiore di Lodi

L'ospedale Maggiore di Lodi

"Siamo infermieri iperspecializzati: se manca uno di noi non può venire un collega da altro reparto a sostituirci. Per lavorare in Terapia intensiva devi essere addestrato: tutti qui hanno almeno 2 o 3 anni di specializzazione, alcuni molti di più. Eppure l’azienda ora nel turno notturno sposta uno di noi nel reparto di Cardio-pneumologia che non fa neppure parte dell’emergenza urgenza". A parlare è uno dei 24 infermieri di Terapia intensiva dell’ospedale Maggiore di Lodi: "Viviamo male – spiega -. Il numero dei posti letto è drasticamente calato: da 16 a 13, oggi sono 8, di cui 2 subintensivi, e 1 ‘isolato’ (infettivo). A pieno regime sono 9 pazienti mentre noi siamo 4 al mattino, 4 al pomeridiano, e solo 3 nel notturno. Abbiamo deciso di avvisare di quanto sta accadendo prima che capiti qualcosa, per la sicurezza di tutti, dei pazienti e nostra. Abbiamo delle responsabilità anche penali e per questo alcuni di noi hanno anche un’assicurazione privata".

La battaglia è sostenuta dal sindacato Fials Confsal: "L’Azienda voleva ridurre gli infermieri a 3 su tutti i turni – spiega il dirigente Stefano Lazzarini -. Ci siamo rivolti alla Prefettura ed abbiamo evitato che la riduzione avvenga nei due turni diurni, ma non in quello notturno, che è il più pericoloso, perché tutto l’ospedale è ‘chiuso’. In Terapia intensiva ci sono intubati, tracheotomizzati, infartati, tutte persone che hanno bisogno di monitoraggio continuo. Se c’è bisogno di portare un paziente a fare una tac d’urgenza restano sul posto solo due operatori, con situazioni che possono evolvere negativamente in pochi istanti".

"Questo ridimensionamento del personale lo fanno anche in altri reparti ma in Terapia intensiva non può passare: per questo sono in sciopero della fame – aggiunge –. Gli operatori sanitari si espongono in primo luogo con la propria coscienza, in secondo luogo col codice penale (e civile) che dice che non impedire un evento equivale a cagionarlo. L’azienda vuole instillare negli operatori il concetto che si devono spostare secondo le esigenze di cura, come dei birilli, ma ciò non può avvenire in intensiva. L’effetto è che poi scappano tutti verso altri ospedali. Il 18 ottobre termina lo sciopero degli straordinari, cui hanno aderito operatori di Lodi e Sant’Angelo, ma se la questione non si risolve, lo riproclameremo". Secondo una stima di Confsal a Lodi "mancano 70 infermieri, 30 Oss e almeno 35 medici".

Laura De Benedetti