Frecciarossa deragliato a Livraga: al via il processo ordinario

Cinque gli imputati accusati di disastro ferroviario e omicidio colposo. Altri due sono già stati condannati in abbreviato. Il 6 febbraio 2020 l’incidente che costò la vita ai due macchinisti del treno

Il treno Milano-Bologna deragliato a Lodi (Ansa)
Il treno Milano-Bologna deragliato a Lodi (Ansa)

Lodi, 8 gennaio 2024- Si apre domani, martedì 9 gennaio 2024, nelle aule del Tribunale di Lodi, il processo ordinario per il deragliamento del Frecciarossa 1000 Milano-Salerno delle ore 5.30 del 6 febbraio 2020.

Il Frecciarossa deragliato a Livraga
Il Frecciarossa deragliato a Livraga

L’incidente

L’incidente, avvenuto in corrispondenza dello scambio numero 5 del “posto movimento Livraga”, all’altezza del Comune di Ospedaletto Lodigiano, ha coinvolto un mezzo lanciato a 298 chilometri orari: parte del treno, durante i fatti, si era impennata dopo aver impattato contro vagoni per la manutenzione.

Le vittime

Le vittime, sbalzate fuori dalla cabina, furono i due macchinisti Giuseppe Cicciù, 51 anni, di Cologno Monzese, e Mario Dicuonzo, 59, di Pioltello, finiti fuori dal locomotore. E i cui familiari seguono silenziosamente le udienze, in attesa si faccia giustizia. C’era anche stato il ferimento di diversi passeggeri, 10 su 30, poi risarciti da Ferrovie dello Stato. E si è costituito parte civile solamente il sindacato Filt Cgil Lombardia.

Il treno Milano-Bologna deragliato a Lodi (Ansa)
Il treno Milano-Bologna deragliato a Lodi (Ansa)

Il rito abbreviato

E mentre inizia il procedimento lodigiano, a Milano si attende venga decisa l’udienza di appello, richiesta, dopo la condanna, con rito abbreviato, da due operai di Rete ferroviaria italiana. Sono i due manutentori L.F., 35 anni, piacentino, specialista di cantiere, e B.S., 33 anni, calabrese, operaio specializzato, condannati a 3 anni di reclusione e che, per le autorità, installarono il componente.

Gli assolti

Aveva scelto il rito abbreviato, ma è stato assolto, S.G., piacentino, responsabile della formazione della squadra che aveva lavorato quella notte sugli attuatori. In merito al processo ordinario, invece, nell’udienza preliminare, erano stati prosciolti, tra gli altri, sul totale di dieci indagati, per cui c’era la richiesta di rinvio a giudizio, l'allora Ad di Rfi Maurizio Gentile e il presidente e Ad di Alstom Ferroviaria Michele Viale, ritenendo, su istanza dell'allora Procuratore Domenico Chiaro, che avessero adeguatamente delegato le funzioni di controllo.

Gli imputati

Restano quindi imputati M.C., 34 anni, di Brindisi, operaio interinale di Manpower che, secondo l'accusa, il 6 giugno del 2018 avrebbe invertito i fili 16 e 18, mentre montava, sulla linea interessata dall’incidente, un attuatore nell'officina Alstom di Firenze; G.I., 58 anni, di Crotone, responsabile del banco di collaudo degli attuatori nella stessa officina, che non si sarebbe accorto del difetto; V. G., 67 anni, di Roma, l'allora direttore della produzione di Rfi Rete ferroviaria italiana, ritenuto dall'accusa competente per la determinazione delle procedure di manutenzione i due ingegneri di Alstom Ferroviaria che erano responsabili dell'ingegneria di prodotto e dell'ingegneria di assemblaggio degli attuatori, cioè A.M., di Pescara e F.M., calabrese.

Gli indagati sono accusati di disastro ferroviario colposo e duplice omicidio colposo. L’accusa sostiene che fu installato, su un deviatoio, un attuatore Alstom, uscito dalla ditta produttrice e che sarebbe stato già difettato. Questo perché si sarebbe mosso al contrario rispetto ai comandi impartiti dai sistemi di gestione della linea Alta Velocità.