Colloquio di San Bassiano. Pace in Terra Santa: "Bisognerà attendere qualche generazione"

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme è stato ospite martedì sera in una Cattedrale gremita di autorità e fedeli accorsi ad ascoltare la sua testimonianza .

Colloquio di San Bassiano. Pace in Terra Santa: "Bisognerà attendere qualche generazione"

Colloquio di San Bassiano. Pace in Terra Santa: "Bisognerà attendere qualche generazione"

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dal 2020, è stato ospite martedì sera nel duomo di Lodi in occasione del “Colloquio di San Bassiano“, appuntamento che tradizionalmente si tiene un mese dopo il giorno del patrono. La cattedrale era gremita di persone accorse ad ascoltare la testimonianza di chi vive in prima persona la tragedia in atto in Terra Santa. Accolto dal vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti, Pizzaballa ha spiegato la situazione in Israele, Gaza e Cisgiordania, facendo un’analisi schietta, senza nascondere le sue preoccupazioni e i dubbi. Quello che è accaduto dal 7 ottobre è uno spartiacque: dalla prospettiva israeliana-ebraica è stato uno choc ancora da superare, che ha riportato alla memoria quello che accadde in Europa 80 anni fa – ha detto –. Si può essere d’accordo o no con questa visione, è la percezione che lì molti hanno. Completamente diversa è la prospettiva per il mondo palestinese, (ed uno degli aspetti che più emerge è che ci sono narrative opposte che si scontrano); per loro il 7 ottobre non è l’inizio, dicono che il conflitto è iniziato 75 anni fa, la novità sta nella proporzione degli eventi. Se per gli ebrei il ricordo è della Shoah, per i palestinesi è rivivere la Nakba, l’esodo del ‘48 in cui moltissimi son stati costretti a lasciare le proprie abitazioni. Ciascuna delle due parti si sente vittima e ognuno vede l’altro come causa. A Gaza la situazione è preoccupante, il 90% della popolazione è sfollata, quasi nessuno vive dove viveva quattro mesi fa. Si parla di circa un milione e 800mila persone senza casa, gran parte di questi è ora per strada nella zona di Rafah, tutte le infrastrutture sono distrutte. Una cosa chiara è che, dopo questa guerra, nessuno è disposto a soluzioni temporanee o ad accettare diktat da fuori. Se nella popolazione d’Israele c’è un certo sostegno per la guerra, molto meno ce ne è per il primo ministro".

"Il dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani è molto difficile, ognuno parla alla propria comunità – ha aggiunto –. Se ci si incontra lo si fa in privato, assolutamente senza foto. La comunità cristiana è poca a Gaza, circa mille persone, tutti oggi senza casa che vivono tra le chiese e le scuola. In Cisgiordania ci sono circa 50mila cristiani, soprattutto nella zona di Betlemme. Ci si può chiedere come avvicinare la pace a questa situazione. Bisogna attendere qualche generazione. Ora si deve cercare di arginare la deriva di odio, partendo magari dal linguaggio. Anche creare occasioni per ricostruire la fiducia con gesti sul territorio, costruire momenti di incontro. Le guerre non nascono da chi fabbrica le armi ma dal cuore dell’uomo, ci sarà sempre nella storia del mondo la volontà di sopraffazione". Il cardinale Pizzaballa ha parlato a braccio per oltre mezz’ora. Seduti nelle prime file le massime autorità del territorio a partire dal prefetto Enrico Roccatagliata.