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17 feb 2021

Codogno, "Solo 3 medici di terapia intensiva non si ammalarono di Covid-19"

A un anno dallo scoppio della pandemia i sanitari hanno fatto il punto su “Cosa abbiamo fatto e cosa faremo“.

paola arensi
Cronaca
(DIRE) Roma, 4 giu. - Dal 1833 il Corpo Sanitario dell'Esercito sempre in prima linea per salvare vite umane. Il Corpo Sanitario dell'Esercito che trae le sue radici dal preesistente servizio Sanitario Militare dell'Esercito, compie oggi 187 anni di storia e valore dimostrato sul campo. Lo scrive in una nota lo Stato Maggiore dell'Esercito. Una lunga storia in cui il personale del Corpo si e' sempre distinto per abnegazione, spirito di sacrificio e dedizione soccorrendo e curando i combattenti e condividendo con loro la buona e l'avversa sorte. Un 'epopea in cui, dalle ambe etiopi alle trincee del Carso, dalle sabbie del deserto africano alle desolate steppe della Russia, il sangue dei suoi uomini si e' mischiato con quello di altri valorosi soldati. Il ruolo strategico svolto con impegno e professionalita' dagli uomini e le donne del Corpo Sanitario dell'Esercito, sempre in prima linea nel salvare vite umane e nel limitare al minimo le conseguenze dei traumi e delle ferite nei Paesi in cui operano le Forze Armate Italiane, rappresenta oggi piu' che mai una risorsa preziosa da schierare a supporto del piu' ampio contesto del Servizio Sanitario nazionale per qualsiasi emergenza che abbia risvolti sanitari. Ne e' testimonianza l'emergenza appena vissuta tesa a contrastare e contenere la diffusione del Covid-19, in cui il Corpo Sanitario dell'Esercito ha dato ampia dimostrazione di essere sempre pronto e reattivo ad affrontare qualsiasi sfida, con piena efficacia e professionalita'. Infatti, sin dai primi momenti della diffusione del Coronavirus, il personale medico e infermieristico del Corpo Sanitario dell'Esercito e' stato mobilitato per supportare il rientro di nostri connazionali dall'estero, per la creazione di circa 3500 posti letto e per essere dispiegato in varie strutture sanitarie del nostro Paese, dove con grande impegno e sacrificio ha alleggerito il carico di lavoro di medici e infermieri delle aree piu' colpite, soprattutto in Lombardia, nelle province di Lodi, Bergamo e Milano. Nel pieno dell'emergenza, erano oltre 250 i sanitari con le stellette schierati anche in presidi sanitari remoti come Castelnuovo Bocca d'Adda, Somaglia, Codogno e Casalpusterlengo, localita' dove a causa del Covid-19 intere aree erano rimaste senza assistenza sanitaria. Inoltre, il grande supporto fornito dal Corpo Sanitario dell'Esercito all'emergenza, e' rappresentato dall'allestimento in tempi record di due Ospedali da Campo rispettivamente a Piacenza e Crema e dal grande lavoro del personale del Centro Ospedaliero Militare di Milano e del Policlinico Militare del Celio, quest'ultimo divenuto Covid-Hospital da 150 posti letto. Un grandissimo contributo dato al nostro Paese anche con il trasporto multimodale di pazienti affetti da questo terribile virus. La sanita' militare e' una risorsa preziosa che continua a garantire la sua assistenza e cura a militari e civili in tutti i teatri di operazione esteri e sul territorio nazionale, una capacita' cruciale nelle mani dei comandanti nella conduzione delle operazioni militari, specie in occasione di eventi calamitosi o altre emergenze. Una realta' in grado di rinnovarsi e aggiornarsi grazie anche a importanti collaborazioni istituzionali dell'Esercito con le Universita', consentendo di realizzare sinergie stabili con realta' sanitarie e scientifiche, di rilevanza nazionale, per la formazione dei medici e degli infermieri dell'Esercito e la cura dei cittadini. (Red/ Dire) 09:24 04-06-20
Emergenza Covid-19

Codogno (Lodi), 18 febbraio 2021 -  «I primi mesi della pandemia solo 3 medici delle terapie intensive di Lodi e Codogno non si sono ammalati di Covid". E’ il drammatico bilancio ricordato ieri, nell’ospedale della Bassa, durante l’incontro organizzato dalla Società It. di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti). A un anno dallo scoppio della pandemia i medici hanno fatto il punto su “Cosa abbiamo fatto e cosa faremo“. "Abbiamo dato il massimo e vissuto sempre in trincea - ha dichiarato Flavia Petrini, presidente Siaarti -. Non possiamo che ringraziare tutti i colleghi che, dal 21 febbraio 2020 ad oggi, hanno permesso una gestione continua dell’emergenza pandemica, senza risparmiarsi, creando quel baluardo assistenziale che ha permesso di salvare vite e di aiutare il sistema sanitario nazionale a resistere in condizioni estreme". I medici Annalisa Malara, Francesco Mojoli e Gianluca Russo, hanno ricordato quando, personalmente, hanno diagnosticato il Coronavirus e poi trattato in terapia intensiva a Pavia e Lodi i primi pazienti. Segnando, di fatto l’avvio della pandemia da SARS-CoV.2 nel Paese.

"Oggi annunciamo due progetti che ci stanno a cuore - ha sottolineato Petrini -. Si tratta del “Registro-Cruscotto“ delle terapie intensive italiane, avviato da Siaarti per creare uno strumento unico di rendicontazione fra le Regioni e i centri ospedalieri dotati di reparti di Terapia Intensiva e del progetto “Giorgio’s“, iniziativa di raccolta dati volta a descrivere la realtà strutturale ed operativa dei blocchi operatori degli ospedali italiani". 
 

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