Codogno, altolà del sindaco al centro islamico: “Nessun via libera”. Ma i fedeli danno un’altra versione

Il sindaco di Codogno replica alla notizia che il progetto stia per partire. I musulmani invece affermano di avere già un preliminare d’acquisto

La Comunità Islamica Basso Lodigiana Associazione Insieme per la famiglia firma un progetto ambizioso

La Comunità Islamica Basso Lodigiana Associazione Insieme per la famiglia firma un progetto ambizioso

“A oggi non c’è alcuna richiesta di permesso di costruire né di via libera ad attività di alcun centro culturale islamico. E comunque l’insediamento non è compatibile con l’attuale Piano di governo del territorio". Così ieri il sindaco di Codogno Francesco Passerini ha commentato la notizia secondo cui sarebbe ai blocchi di partenza il progetto per la realizzazione di in un luogo di culto islamico per gli uomini con un’ampia area dedicata alle donne, due mense separate, un asilo, una palestra riservata alle donne, una sala conferenze, una biblioteca e spazi per le letture aperti a tutti.

La sede, un capannone da 2.400 metri quadrati che faceva parte del complesso produttivo della Polenghi Mario di via Po, dismesso dal 2010.

Sono i fedeli musulmani della Comunità Islamica Basso Lodigiano - Associazione Insieme per la Famiglia ad avere messo su bianco il progetto ambizioso che prevede, appunto, la riqualificazione del capannone dell’ex fabbrica di valvole per pneumatici per cui, assicurano gli islamici, c’è già un preliminare di acquisto con la proprietà, con tanto di rate in pagamento. Gli stessi esponenti della comunità però precisano che si tratta di un’iniziativa che deve ancora concretizzarsi e che vedrà la luce probabilmente tra qualche anno. Ieri però dal sindaco Passerini è arrivato quello che appare come un altolà a livello procedurale.

“Noi abbiamo una visione diversa della città per quella zona e comunque nel centro urbano non esistono aree compatibili con questo tipo di attività", spiega il primo cittadino. Resta tuttavia sullo sfondo il tema della libertà di culto che, secondo la Corte Costituzionale, gli aspetti urbanistici non possono limitare.

La mente va al centro culturale islamico di via Crema a Casalpusterlengo, ricavato ormai da anni in uno stabile dismesso dell’Enel in un’area non vocata a strutture religiose. Per quella casalina il Comune nel 2019, dopo anni di battaglie legali, aveva ribadito che l’edificio di via Crema andava ripristinato nella propria originaria funzione e dunque la moschea smantellata. Ma un altro pronunciamento ribadì che l’attività culturale e sociale è legittima nel momento in cui la preghiera non sia un’attività prevalente. Così il centro di via Crema è ancora lì.