A Lodi arriva il coach di quartiere: chi è e cosa farà. Il sindaco Furegato: «Sport gratis per i ragazzi»

Formazione agli allenatori volontari: aiuto ai bimbi dai 6 agli 11anni. “Attività gratuite per le famiglie in difficoltà”

Il sindaco Andrea Furegato
Il sindaco Andrea Furegato

Un coach di quartiere. Per anni il tema delle periferie è stato affrontato come una questione di pura sicurezza. Di quartiere erano i vigili, i poliziotti. Anni di ronde e di controlli di vicinato. Il Comune di Lodi non abbandona la strada del presidio del territorio, ma punta dritto sul welfare, sulla via dell’inclusione per ricucire il tessuto urbano. A spiegare l’iniziativa che porta allenatori volontari nei parchi, il sindaco dem Andrea Furegato che con la giunta ha pensato una serie di progetti per l’aiuto delle famiglie più fragili. Uno di questi, sostenuto da Fondazione comunitaria provincia di Lodi, si chiama proprio “Coach di quartiere-Giovani sport e territorio“ e avrà come capofila la Ssd L’Orma (realtà del privato sociale che opera nel settore dell’educazione, della formazione e della promozione sociale). Il costo del progetto è 43.700 euro, di cui 14mila arrivano dalla Fondazione. Non ci si riunisce per formare "ronde" anti ladro, ma per sostenere le famiglie.

Sindaco Furegato, come funziona il progetto?

"Punta a garantire formazione per la figura del coach di quartiere", giovani volontari che si occuperanno di realizzare attività sportive per bambini dai 6 agli 11 anni".

L’obiettivo?

"Offrire anche alle famiglie che non se lo possono permettere un accesso gratuito allo sport per ragazzi".

Dove?

"Nei parchi pubblici, per favorire l’inclusione e la socialità. Dopo dovremo vedere in quali aree verdi, ne abbiamo 35: sono iniziative che partono dal basso e il programma si sviluppa mentre avvengono le cose. In teoria potrebbe essere ovunque, in tutti i quartieri, ma si deve vedere l’adesione. Prima partiamo con la formazione dei coach da parte de L’Orma, su sicurezza, pronto soccorso, normativa sulle attività pubbliche, salvaguardia dei bambini. Non c’è un’età specifica per aderire".

Quali attività proporrete?

"Di squadra: calcio, basket e pallavolo".

Da dove nasce l’idea?

"È un progetto che nasce anni fa all’estero. In Lombardia c’è in pochi capoluoghi: Milano, Bergamo e Lodi. Ma anche in vari paesi di diverse province. Non è una novità assoluta. All’inizio, in estate, avevamo una cinquantina di iscritti nei quartieri Fanfani, San Fereolo e Albarola. E riproporremo il tutto alla fine scuola, senza sovrapporci alle attività parrocchiali".

Come vengono reclutati i bambini?

"Il Comune ha un ruolo importante perché lo si fa dentro le scuole. C’è un lavoro propedeutico. Di coach non ne servono tanti e partecipano anche alla spiegazione a scuola. Poi c’è la comunicazione, si aggiunge il volantinaggio".

Un primo bilancio?

"Io sono soddisfatto, perché questa iniziativa riguarda l’approccio alla città che volevamo garantire, quello della condivisione. Una politica che decide ascoltando le persone e rispondendo alle necessità della città".

Ci sono altri progetti Welfare che sostenete insieme alla fondazione?

"Sì. Con “In equilibrio“, il Club Alpino Italiano favorirà l’inclusione di ragazzi provenienti da diversi contesti culturali, sociali, economici ed educativi, attraverso attività ricreative e sportive connesse al mondo dell’arrampicata, della montagna e della natura. Si lancerà anche “Orchestra all’opera“, conil Laboratorio Nautilus ETS, per creare un’orchestra per i giovani provenienti da contesti fragili. Con “Pro.d.i. Lodigiani“, la cooperativa Famiglia Nuova potenzia i doposcuola territoriali. Si aggiunge anche “Uno sguardo alla famiglia: genitori e sibling“ che ha per capofila Fondazione Stefano e Angela Danelli, per supportare i familiari di minori con disabilità complesse e disturbi dello spettro autistico. Infine “Lodi si narra“, con la coop sociale Il Mosaico e la volontà di prendersi cura gli uni degli altri in momenti di crisi e di perdita".