Chiesa nel magazzino a Codogno, il Tar sta con il Comune: via dall’immobile. Ma i Cristiani vanno avanti

La Congregazione non si arrende: si rivolgerà al Consiglio di Stato per far annullare l’ordine di rimuovere il luogo di culto da via Terracini

Il sindaco Francesco Passerini

Il sindaco Francesco Passerini

Chiesa nel magazzino, nessuna sospensiva da parte del Tar alla richiesta della Congregazione Cristiana in Italia di annullare il provvedimento di diffida del Comune a rimuovere il luogo di culto insediato all’interno dell’immobile di via Terracini, nel polo produttivo Mirandolina. La battaglia però non si ferma: infatti l’associazione religiosa non molla la presa nel cercare di rivendicare i propri diritti nella contesa scoppiata mesi fa. Così ora è pronta a rivolgersi anche al Consiglio di Stato.

I giudici del Tribunale amministrativo regionale, in prima battuta, non avevano accolto la richiesta di sospensiva e avevano rimandato la discussione nel merito al 23 aprile 2024. Ma con ogni probabilità la Congregazione Cristiana ora cerca di tagliare i tempi e si affida al secondo grado di giudizio della giustizia amministrativa per poter avere un parere e soprattutto vedere annullare l’effetto della determina comunale.

La contrapposizione tra le parti era sorta mesi fa, quando il Servizio patrimonio del Comune aveva ribadito che l’immobile, a livello catastale, era destinato a magazzino e pertanto "non può essere utilizzato quale luogo di culto in quanto tale destinazione non è ammessa dall’articolo 46.3 della Normativa Tecnica di Attuazione del Piano delle Regole del vigente Piano di governo del territorio".

L’ente pubblico aveva preso posizione in seguito alla domanda pervenuta dal perito nominato dal Tribunale di Lodi nel contesto dell’esecuzione immobiliare della palazzina. "Le aree destinate a ospitare le chiese e altri edifici religiosi, nonché le attrezzature culturali e sociali, sono considerate aree per opere di urbanizzazione secondaria e pertanto devono essere previste nel Piano dei Servizi", era stata la posizione netta del Comune. Come extrema ratio, l’associazione aveva chiesto se lo stabile avrebbe potuto cambiare destinazione d’uso e era pronta a istruire una pratica ad hoc, ma era arrivato un altro altolà da parte del municipio. Da qui la battaglia legale che ora si arricchisce di un nuovo capitolo, nell’attesa di un pronunciamento definitivo sulla spinosa questione.