In bici attraverso la pampa argentina: il viaggio oltreoceano di due cuggionesi sulle tracce degli emigrati

Tappa finale a Cordoba per Enzo Bernasconi e Carlo Motta, ricevuti dalla console. Partiti dall’Italia per ripercorrere le storie dei milanesi finiti in Argentina

Da sinistra, Enzo Bernasconi, la console italiana a Cordoba Giulia Campeggio e il compagno d’avventure Carlo Motta (a destra con la maglietta rossa)

Da sinistra, Enzo Bernasconi, la console italiana a Cordoba Giulia Campeggio e il compagno d’avventure Carlo Motta (a destra con la maglietta rossa)

Cuggiono (Milano) – Carlo Motta ed Enzo Bernasconi sono stati ricevuti mercoledì al Consolato italiano di Cordoba, Argentina. I due ciclisti, che stanno ripercorrendo le rotte dell’emigrazione italiana fra Otto e Novecento in un tour iniziato il 26 febbraio hanno dialogato con Giulia Campeggio, console generale a Cordoba dal 17 maggio 2021, 38 anni, salentina. "Nella preparazione del viaggio avevo scritto parecchie mail alle associazioni di discendenti di emigrati italiani, lombardi, piemontesi, friulani – ricorda Motta –. Dove c’erano numeri di telefono anche messaggi Whatsapp, ma nulla, nessuno ci aveva risposto. Avevamo contattato anche lombardi nel.mondo, portale di Regione Lombardia, ma anche da lì silenzio assoluto. Mi aspettavo quindi un colloquio di circostanza, breve, sbrigativo seppur (ci avevano scritto), con la console in persona. Invece già all’ingresso del consolato siamo stati accolti da una dozzina di persone in rappresentanza delle comunità di emigranti presenti a Cordoba, per poi trasferici tutti nell’ufficio della dottoressa Campeggio.

Tra racconti di emigrazione delle persone presenti, del nostro viaggio, descrizione delle biciclette, fotografie, è volata un’ora e mezza. La console è stata con noi per tutto il tempo, era molto interessata alla discussione. Le abbiamo poi donato la bandierina di Bicipace che ci accompagna dall’inizio del viaggio. L’esperienza è stata davvero molto interessante e abbiamo visto un lato che non conoscevamo della nostra diplomazia". Motta, cuggionese, sessantatre anni, ha da sempre praticato un ciclismo rispettoso dell’ambiente, solidale e internazionale: dall’Africa ai luoghi di Peppino Impastato. Con l’amico Enzo, di Cesate, fa parte di Bicipace. A differenza dei viaggi degli anni scorsi (Namibia e Tanzania), l’avventura sudamericana non ha la finalità di raccogliere fondi per una causa sociale ma di ripercorrere una piccola parte di quelle strade attraversate dai migranti. Si calcola che tra il 1880 ed il 1920 dei trentamila abitanti del Mandamento di Cuggiono (Arconate, Buscate, Busto Garolfo, Castano Primo, Cuggiono, Dairago, Inveruno, Magnago, Nosate, Robecchetto, Turbigo, Vanzaghello e Villa Cortese) in oltre dodicimila si imbarcarono in veri e propri viaggi della speranza, attraversando l’Atlantico in cerca di una vita migliore. Motta e Bernasconi ne vogliono respirare lo spirito, la fatica, andando a fondo del significato della parola "emigrazione". Le biciclette su cui stanno pedalando hanno il telaio in legno: leggero e robusto sono costruite dall’artigiano Roberto Olgiati, di Parabiago. Da domani comincia il rientro in Italia.