Turbigo, duecento islamici in preghiera per la festa di fine Ramadan. Partecipa anche il parroco: “Stima reciproca”

Nonostante il meteo inclemente si sono dati appuntamento alle 8 sul manto erboso di Turbigo davanti all’imam Imtiaz Gull Sialvi per salutare i giorni di digiuno e penitenza

Festa per la fine del Ramadan a Turbigo

Festa per la fine del Ramadan a Turbigo

Nonostante il meteo inclemente, si sono dati appuntamento alle 8 del mattino su un pezzo del manto erboso del campo sportivo di Turbigo davanti all’imam Imtiaz Gull Sialvi. Col tappeto sotto braccio, in fila, hanno trovato posto sul terreno di allenamento per celebrare la festa di fine Ramadan, i circa 200 musulmani residenti in paese, che hanno così salutato i giorni di digiuno e penitenza.

Il tutto condito dalla partecipazione bonaria del parroco di Turbigo, don Carlo Rossini, invitato dalla comunità islamica e intervenuto davanti alla platea con una frase significativa di pace e distensione fra credo e popoli: "E’ importante poter trovarsi qui per un discorso di stima reciproca e cammino di tutti gli uomini verso la verità, indipendentemente dalla fede che ciascuno vive".

Poi l’omelia: "Il vostro digiuno, che si conclude oggi, è come il nostro della Quaresima, cari fratelli". Parole che sono poi continuate con la lettura del messaggio dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che ha voluto dare la sua benedizione: "Vi presento i migliori auguri, miei personali e di tutti i cristiani della Chiesa ambrosiana, per la festa di Id al-Fitr. Come lo scorso anno abbiamo condiviso gran parte di questo momento fondamentale della nostra fede con il vostro mese di Ramadan. Una circostanza temporale che è molto più di una semplice coincidenza. Stiamo vivendo tempi difficili: la pace è insidiata da guerre che sentiamo vicine e la violenza si insinua come un tentatore anche nei rapporti più quotidiani e familiari. E’ nostro compito, è compito delle religioni aiutare a discernere il bene e a metterlo in pratica con le opere, con la preghiera, per edificare la cultura dell’incontro e della pace".

Parole lontane dal clima che si era invece respirato finora in paese, dove per trovare il luogo adatto è dovuto prima intervenire il Tar, col giudice Daniele Dongiovanni, poi il Prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia, il quale aveva indicato le modalità e soprattutto il posto dove poter radunare la nutrita comunità islamica, chiamando in zona anche carabinieri, polizia, volontari della protezione civile e polizia locale.