Il cibo, i rischi, il bus: "Così mia madre aiutò il soldato George"

Cisliano, le prime verità dopo l’appello del nipote del militare inglese in fuga dai fascisti: "Tre famiglie contadine si spesero per lui in mezzo alle barbarie"

Angelina Oldani è la prima a destra: con la cugina accompagnò due inglesi in fuga

La carta d’internamento in Svizzera di George Michael Noakes con la sua foto dell’epoca Sotto Cascina Oldani a Cisliano

Cisliano (Milano) – Alberto Introini. Carlo Oldani. Due nomi che racchiudono il grande sogno di Paul Barlow, sessantenne londinese: ritrovare i discendenti delle due persone che, a Cisliano, nascosero, sfamarono, condussero a Milano, perché di lì raggiungesse la Svizzera e la libertà, il prozio George Michael Noakes, soldato inglese fuggito da un campo di prigionia.

Barlow ha ritrovato un filo che si riannoda con l’odissea del prozio in quel terribile 1943 che investì anche quel piccolo mondo rurale racchiuso fra la cascina Forestina, il cascinello Oldani, la cascina Pelloli. Claudio Ricci è di Cisliano. I suoi ricordi sono affidati ai racconti di sua madre, Angelina, all’epoca una ragazzina di quattordici anni. Angelina era una nipote di Carlo Oldani, figlia del fratello Tarcisio. "Il mio primo ricordo è quello di mia mamma che parla del bosco di Riazzolo, vicinissimo alla cascina Oldani, dove si raccoglievano i partigiani. Molti anni dopo la mamma raccontò la sua avventura straordinaria anche in un libro di Enrico Rendona, “I tusan del Mulinet“. Per lei erano momenti terribili: suo padre, Tarcisio, era morto da poco per una terribile asma e la mamma Maria si era trovata da sola con cinque figli. Si presentarono questi due uomini. Erano in borghese, parlavano in una lingua che gli Oldani non riuscivano a comprendere. Alla fine riuscirono a farsi capire. Il prozio Carlo diede da mangiare ai due ex prigionieri e li rivestì con gli abiti di mio nonno Tarcisio. Li nascose in un capanno per la caccia. La mamma mi raccontava che uno dei militari inglesi era rosso di capelli e che decisero di rasarlo perché quel colore poteva destare qualche sospetto".

“Carlo Oldani parlò con il guardiacaccia Alberto Introini. Alberto era suo genero per avere sposato Carmelina, una delle figlie di Carlo. Credo che sia stato Alberto il tramite con i partigiani, uno in particolare, che conosceva. I militari inglesi dovevano andare a Milano. Carlo decise che ad accompagnarli sarebbero state sua figlia Esterina e mia madre. Questo perché in compagnia di due ragazze la cosa sarebbe sembrata più normale. Non dimentichiamo che quelli parlavano solo inglese. Penso a quanto sia stata coraggiosa mia madre. Qualche tempo prima qualcuno aveva rubato un maialino in un magazzino di vettovaglie. Il ladro era stato preso e fucilato sul posto. Mia madre era lì e aveva visto tutto. Andarono in pullman a Milano dove i due inglesi erano attesi da alcune persone. È chiaro che c’era una organizzazione che si prendeva cura dei prigionieri".

"Al momento di separarsi la mamma diede ai due inglesi l’indirizzo della cascina Oldani. Da bambino le mie vacanze le trascorrevo a Magenta, dalla nonna Maria, mamma di mia mamma, che si era trasferita lì. Un giorno la nonna mi parlò di una lettera spedita dall’Inghilterra da uno dei soldati. I ringraziamenti, la descrizione del viaggio da Milano alla Svizzera, la promessa di tornare un giorno a Cisliano. Non è stato così. E di quella corrispondenza si sono perse le tracce". Inevitabile la domanda: uno dei due prigionieri nascosti a Cisliano era George Michael Noakes? Il ragazzo di Londra, nato nel 1919, arruolato nel quinto Battaglione East York, non era l’unico soldato di re Giorgio VI rifugiato nelle campagne del paese.

Nella richiesta di rimborso alla Allied screening commission, Alberto Introini dichiara di avere fornito ospitalità, cibo, vestiario e mille lire a George Noakes, William Knott e James Willetts dal 10 al 18 settembre 1943. Carlo Oldani chiede il risarcimento per l’aiuto prestato a Bill Hay dal 2 al 9 settembre. Ma è proprio George Noakes a dare una risposta. In uno dei documenti ritrovati dal pronipote Paul è lui, George, a dichiarare di avere ricevuto dagli Oldani "cibo, vestiario, rifugio". Ringrazia la famiglia per i contatti per una "guida". "A great help" ("Un grande aiuto"). "Vorrei - aggiunge Claudio Ricci - sottolineare le generosità di un mondo contadino, semplice e povero, dove tre famiglie, quelle di Carlo, Tarcisio e Federico Oldani, senza esitare, hanno rischiato la vita e quella dei propri figli in nome di quella solidarietà umana e di quella cristiana carità che permettono di essere uomini di buona volontà anche in mezzo alle barbarie di una terribile guerra".