Leonardo Di Virgilio morto in montagna, l’amico: “Ha cercato di aggrapparsi alle catene, ma non ci è riuscito”

Lecco, tragedia sul Due Mani per il 25enne tecnico ambientale. Esperto ed equipaggiato, è precipitato all’improvviso in un canalone

Leonardo Di Virgilio, nella foto pubblicata su Instagram

Leonardo Di Virgilio, nella foto pubblicata su Instagram

Ballabio (Lecco) – La notte nel bivacco appena sotto la cima del monte Due Mani, la sveglia presto per vedere l’alba dalla vetta, poi, dopo aver riposato ancora po’ per non mettersi in cammino con il buio, la partenza per scendere a valle e tornare a casa. Nel reel postato sul suo profilo Instagram, si vedono un camoscio che bruca a pochi metri di distanza senza timore, la croce sulla sommità della montagna a 1.666 metri di altezza, il piccolo rifugio che sembra un igloo o una navicella spaziale, il sole che bacia le montagne e, in basso, Lecco e i suoi laghi.

È stato l’ultimo video girato da Leonardo, pubblicato poche decine di minuti prima di morire, perché mentre stava ancora percorrendo la cresta, in un punto molto ripido ed esposto, è scivolato e precipitato di sotto. Leo è ruzzolato in un canalone per almeno 150 metri senza possibilità di scampo.

Leonardo Di Virgilio era un tecnico ambientale di 25 anni, ne avrebbe compiuti 26 a maggio. Abitava ad Arcisate, nel Varesotto. Amava la natura, lo sport all’aria aperta, le moto, la vita. Non era solo sul Due Mani, con lui c’era un amico di 27 anni. “Camminavo dietro Leo, un poco più sopra – racconta sconvolto -. L’ho visto inciampare, ha cercato di aggrapparsi alle catene installate nel punto dove si trovava per reggersi in equilibrio ma non c’è riuscito".

Dalla base di Villa Guardia sono subito decollati i soccorritori dell’eliambulanza di Areu di Como. Il tecnico di elisoccorso,un istruttore del Soccorso alpino, si è verricellato e calato fino al punto dove si trovava Leonardo, o meglio il suo corpo esanime, perché dopo un salto del genere, le possibilità di trovarlo in vita erano pressoché nulle. Nella caduta Leonardo ha perso sia lo zaino sia il caschetto, che comunque non sarebbero serviti ad attutire i colpi contro le rocce e salvarlo. I sanitari invece hanno assistito il giovane superstite, perché sotto choc, incapace di proseguire oltre. Sia il 27enne, sia Leo dopo che è stato recuperato, sono stati trasferiti direttamente in ospedale, all’Alessandro Manzoni di Lecco, il compagno di escursione in Pronto soccorso, Leo in camera mortuaria dove è stato ricomposto il suo feretro.

“È stato un incidente, in montagna possono capitare", scuotono la testa i soccorritori, perché non sempre gli incidenti succedono per imprudenza o incapacità. Leo infatti non era uno sprovveduto: nel suo zaino aveva ramponi, imbraco e corde; ai piedi indossava scarponi adatti ed era vestito con equipaggiamento idoneo; era allenato e “fisicato”, con pettorali scolpiti e avambracci come quadricipiti. Ieri inoltre le condizioni del terreno non erano nemmeno particolarmente difficili, perché non c’era molta neve lungo il tracciato e neppure ghiaccio.

"Una disgrazia”, ripetono anche gli esperti del Soccorso alpino, la seconda in meno di una settimana in provincia di Lecco. Mercoledì scorso, il giorno di San Valentino, a cinque chilometri di distanza in linea d’aria, ai Piani dei Resinelli ai piedi della Grignetta, è morto Ernesto Tresoldi, 76enne di Sulbiate, un alpinista esperto anche lui, che aveva fondato la sezione del Cai del suo paese. È inciampato probabimente nei suoi stessi ramponi ed è finito in un canalone fondo un centinaio di metri.